NOTIZIE

E’ stata intensa e partecipata l’assemblea pubblica - organizzata in occasione dello sciopero generale di due ore indetto da Fim, Fiom, Uilm a livello nazionale - che si è svolta questa mattina davanti ai cancelli della Cnh/Fpt Industrial di Pregnana Milanese alla quale hanno partecipato, oltre a delegazioni di altre aziende metalmeccaniche, anche i rappresentanti delle forze politiche e delle istituzioni locali (dal Comune di Pregnana a Regione Lombardia) che hanno scelto di sostenere la lotta contro il trasferimento delle attività e la conseguente chiusura del sito decisa da Cnh.
Sul micro palco improvvisato per oltre due ore si sono susseguiti gli interventi soprattutto delle lavoratrici e dei lavoratori che vivono situazioni complicate, come quelli della Electrolux di Solaro, della Marelli, delle Sirti, di Caf.

Per Christian Gambarelli, segretario generale Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Vittorio Sarti, segretario generale  Uilm Milano, Monza e Brianza “L’iniziativa di questa mattina, più che riuscita, è stata importante soprattutto perché ha consentito a lavoratori di diverse realtà di parlarsi, ascoltarsi, mettere in comune le esperienze. Ed è significativo che le diverse voci che si sono alternate al microfono parlassero la stessa lingua, esprimessero i medesimi concetti, rivendicassero non assistenza ma dignità e lavoro e che le parole più utilizzate siano state “insieme” e “uniti”.
E’ importante anche la consapevolezza comune, sintetizzata dall’intervento della giovane di Friday for Future, che non può e non deve passare la contrapposizione tra produzione e ambiente e che la riconversione ecologica di cui molte aziende si stanno fregiando non può essere pagata dalle lavoratrici e dai lavoratori. Ringraziamo i rappresentanti delle forze politiche e delle istituzioni che oggi hanno deciso di essere con noi: la solidarietà è importante, ma servono atti forti e incisivi in grado di far cambiare idea alle imprese. I lavoratori ci chiedono di andare avanti con determinazione e insieme: è quello che continueremo a fare”.

Lo sciopero di due ore proclamato da Fim, Fiom e Uilm a livello nazionale ha registrato una buona adesione nelle aziende metalmeccaniche di Milano e Provincia, con percentuali significative in alcune realtà: 80% alla Electrolux di Solaro, alla Cemp, alla Fimac di Senago, alla G.Elli di Lainate; 100% alla Bitron di Cormano, produzione ferma alla Menfi di Cinisello, 96% alla Lobo di Cornaredo, 70% alla Cifa così come alla Galvan e alla Abb di Vittuone, 60% alla Alstom Ferroviaria di Sesto San Giovanni e alla Brazzoli di Senago.

Milano 31 ottobre 2019

 

 

Domani è previsto lo sciopero di due ore, proclamato unitariamente dai metalmeccanici di Fim Fiom e Uilm nazionali, per fermare le crisi industriali e occupazionali, far ripartire gli investimenti, riformare gli ammortizzatori sociali e per la tutela della salute e sicurezza. A Milano e provincia Fim, Fiom e Uilm hanno dato indicazione di collocare le ore di sciopero durante la mattinata.  
Dalle 9,30 alle 11,30, davanti alla sede della CNH/FPT Industrial di Pregnana Milanese, si svolgerà un'Assemblea pubblica in sciopero, nel corso della quale prenderanno la parola, oltre alle lavoratrici e i lavoratori del gruppo CNH, le lavoratrici e lavoratori di aziende in situazioni di crisi.

All'assemblea pubblica sono state invitate le istituzioni e le forze politiche e sociali del territorio, per porre alla loro attenzione i problemi che stanno interessando il mondo del lavoro milanese.
Christian Gambarelli, segretario generale Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Vittorio Sarti, segretario generale  Uilm Milano, Monza e Brianza hanno dichiarato: “Domani rappresenteremo, dando voce alle lavoratrici e ai lavoratori, la nuova fase di crisi che si è aperta anche Milano e che sta interessando, in particolare, i settori dell'automotive, dell'elettrodomestico e delle telecomunicazioni. Molte aziende hanno già avviato processi di riorganizzazione e stanno utilizzando ammortizzatori sociali, altre preannunciano forti criticità per il prossimo anno, altre ancora stanno agendo lasciando a casa i lavoratori precari o procedendo a licenziamenti individuali.
Queste situazioni però, sono diverse da quelle del recente passato perché, come dimostra la vertenza della CNH Industrial, hanno un impatto su lavoratori di aziende che non hanno problemi di bilancio.
CNH/FPT Industrial, infatti, pur avendo ricevuto lauti guadagni negli ultimi tre anni dal sito di Pregnana, vuole chiudere lo stabilimento per risparmiare costi e investire in prodotti ambientalmente sostenibili. A questo si aggiunge il processo di digitalizzazione e automazione che consentirà di aumentare i profitti e che vedrà scomparire alcune professionalità. Quindi, nell'ottica dell'azienda, saranno i lavoratori a pagare la rivoluzione “green” e i processi di digitalizzazione: questo per noi è inaccettabile.
Fim, Fiom e Uilm sono accanto ai tanti che ritengono non più rinviabile un cambiamento, anche nell'industria, che riduca drasticamente l'impatto negativo sull'ambiente, così come credono che le modifiche organizzative in ottica “Industria 4.0” possano avere ricadute  positive per la qualità della vita dei lavoratori. Ma al centro di queste iniziative ci devono essere anche le persone, le lavoratrici e i lavoratori, non solo la necessità delle imprese di fare profitti. Per questo ci opponiamo a come questi processi vengono portati avanti e chiediamo alle istituzioni e alle forze politiche di intervenire, a partire dalla vicenda della CNH/FPT Industrial di Pregnana, per salvaguardare l'occupazione, le professionalità ed impedire che si produca un ulteriore impoverimento del territorio”.

GIOVEDI’ 31 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE METALMECCANICO

DALLE ORE 9.30 ALLE ORE 11.30 ASSEMBLEA PUBBLICA  IN VIA VANZAGO 18/20 A PREGNANA

Milano, 30 ottobre 2019

 

 

FIM  FIOM  UILM
MILANO

Per giovedì prossimo Fim, Fiom, Uilm hanno proclamato uno sciopero generale di 2 ore a livello nazionale, per fermare le crisi industriali e occupazionali, far ripartire gli investimenti, riformare gli ammortizzatori sociali e per a tutela della salute e sicurezza sul lavoro.
Milano sta soffrendo, come il resto del paese, la mancata ripresa economica e l’assenza di investimenti concreti per il rilancio delle attività industriali del settore metalmeccanico.
In questo territorio sono troppe le aziende che stanno riproponendo ammortizzatori sociali, che trasferiscono le attività e avviano processi di ristrutturazione che producono licenziamenti.
E’ il caso di Chn Industrial che negli scorsi giorni ha annunciato l’intenzione di spostare le produzioni e chiudere lo stabilimento FPT Industrial di Pregnana Milanese.
Questa vertenza è il simbolo di un impoverimento industriale che nel nostro territorio rischia di acuirsi, non solo per colpa della debolezza economica del Paese, ma anche per le scelte strategiche e finanziarie sbagliate delle aziende, cui è necessario dare una forte risposta. 
Per questo, in occasione dello sciopero generale di settore del 31 ottobre abbiamo deciso di  organizzare, proprio davanti ai cancelli della FPT Industrial di Pregnana un’assemblea pubblica nella quale dare voce alle lavoratrici e ai lavoratori delle realtà in crisi o difficoltà e incalzare il Governo e le istituzioni locali, oltre che il mondo politico,  affinchè si impegnino per scongiurare la perdita di posti di lavoro, professionalità e saperi e per il rilancio del settore metalmeccanico.

GIOVEDI’ 31 OTTOBRE - SCIOPERO GENERALE METALMECCANICO
DALLE ORE 9.30 ALLE ORE 11.30 ASSEMBLEA PUBBLICA  IN VIA VANZAGO 18/20 A PREGNANA

 

Milano, 29 ottobre 2019

 

Si è svolta ieri, presso la Commissione Attività Produttive di Regione Lombardia, l’audizione con all’ordine del giorno il futuro dello stabilimento di Pregnana Milanese dopo la decisione di Chn di trasferire ogni attività nel torinese, chiudendo di fatto il sito.
Il primo elemento che ci preme sottolineare - dichiarano Marco Giglio, coordinatore Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Francesco Caruso, segretario Uilm Milano, Monza e Brianza – è che l’azienda non si è presentata all’incontro. Questo la dice lunga sull’interesse di Chn a trovare soluzioni alternative alla cessazione dell’attività di uno stabilimento che può e deve continuare a funzionare.
Abbiamo illustrato ai componenti della Commissione la situazione, consegnando loro la documentazione che attesta non solo che il sito di Pregnana non ha alcun problema di ordini e commesse ma, soprattutto, che garantisce grandi ricavi economici all’azienda, sottolineando l’impatto che avrebbe su  un territorio già segnato da pesanti ristrutturazioni la cancellazione scientifica e inaccettabile di 300 posti di lavoro.
Fin  dall’inizio di questa vertenza abbiamo sostenuto che faremo tutto il possibile perché lavoro e lavoratori restino a Pregnana: lo abbiamo ribadito ieri, incassando il pieno sostegno della Commissione.
Lunedì 28 ottobre saremo al Ministero dello Sviluppo Economico ed è importante che  l’Assessore Regionale al Lavoro ci abbia garantito che incontrerà i vertici aziendali prima dell’inizio dell’incontro.
Per giovedì 31 ottobre – concludono Giglio, Turi e Caruso – Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo sciopero generale di 2 ore del settore metalmeccanico e noi abbiamo deciso di organizzare un’assemblea pubblica davanti ai cancelli di Fpt Industrial, alla quale interverranno le lavoratrici e i lavoratori di altre aziende e alla quale inviteremo le forze politiche e sociali e i rappresentanti delle istituzioni a ogni livello chiedendo loro un impegno concreto per risolvere positivamente non solo la vertenza Chn-Fpt Industral ma anche quelle delle troppe realtà che, sul nostro territorio, rischiano pesanti ristrutturazioni”.

Milano, 25 ottobre 2019

Ibm – Modis (gruppo Adecco): una cessione illegittima
La Corte d’Appello di Milano da ragione ai lavoratori e a chi li rappresenta

 Lo scorso 22 ottobre, la Corte di Appello di Milano (sezione lavoro) ha rigettato i ricorsi di IBM e di MODIS (società del Gruppo ADECCO) contro la sentenza del Tribunale di Milano (una delle tante) che aveva dichiarato illegittime le cessioni dei rapporti di lavoro dalla prima alla seconda società (complessivamente erano stati circa 300 i lavoratori “espulsi” da IBM).
Hanno trovato ulteriore riscontro giurisprudenziale pertanto le ragioni dei lavoratori (assistiti dagli avvocati Giovanni Sozzi e Alessia Bellini dello studio Legalilavoro Milano) e della Fiom.
In questo giudizio - come negli altri - è emerso che le entità cedute da IBM non costituivano genuini “rami di azienda”, in quanto non avevano quella autonomia funzionale rispetto all’azienda cedente (IBM) che la legge richiede.
“In realtà -  sostiene Marco Mandrini, segretario della Fiom di Milano - con questa operazione IBM aveva tentato di disfarsi in maniera surrettizia dei rapporti di lavoro di centinaia di propri dipendenti. Ma ancora una volta la Magistratura ha detto alt: questa operazione, che rischiava di mettere seriamente in discussione il futuro occupazionale di questi lavoratori informatici, è contro la legge.
Grazie all’iniziativa sindacale e all’azione legale - conclude Mandrini- è stato possibile tutelare i posti di lavoro e, più in generale, contrastare il trend che vede, nelle cessioni dei cosiddetti “rami di azienda", un subdolo metodo di espulsione incontrollata di forza lavoro”

 Milano, 24 ottobre 2019

In queste ore sta passando una narrazione fuorviante: in Rojava è arrivata la pace.
La verità è un’altra: nell’ incommensurabile disparità delle forze in campo, sotto un cessate il fuoco che non è mai cessato, tra i leader delle grandi potenze mondiali che si esercitano in uno gioco sporco e l’insopportabile solidarietà a parole di governi e istituzioni europee, i curdi sono stati costretti ad accettare il più ignobile dei ricatti: morire o scomparire.
Stretti tra l’esercito turco e i miliziani jihadisti, per evitare il massacro di uomini, donne e bambini, le forze curde hanno scelto di “liberare” la cosiddetta “safe zone”, abbandonando case, terre, villaggi.
Era questo, in fondo, l’obiettivo dell’ “Operazione fonte di pace” di Erdogan. Obiettivo raggiunto: è sua ora la striscia di terra dove, sfidando il fondamentalismo più becero, le curde e curdi avevano dato vita a una straordinaria esperienza di confederalismo democratico, unico, vero antidoto alla violenza, al settarismo e alla barbarie dell’integralismo.
Oggi non sappiamo cosa accadrà nel Nord della Siria invaso, non sappiamo cosa sarà degli unici che hanno voluto e saputo fermare l’avanzata dell’Isis, non sappiamo dove saranno le giovani e libere combattenti curde osannate da mezzo mondo e poi abbandonate. Non sappiamo cosa potrà sopravvivere della speranza che hanno saputo tradurre in realtà.
Sappiamo però che continueremo a sostenere la resistenza curda, a mobilitarci per far sentire la voce di chi si è speso fino in fondo per costruire oasi di pace e democrazia, di chi ha scelto, con coraggio, di arretrare pur di salvare la propria gente.
Continueremo a chiedere che il nostro paese e l’Europa decidano da che parte stare, con gli assassini jihadisti, con chi ridisegna i confini con la forza e invoca pulizie etniche oppure con chi si batte per la libertà.
Sabato 26 ottobre saremo in piazza a Milano, con convinzione e determinazione, perché noi da tempo abbiamo scelto da che parte stare.

SABATO 26 OTTOBRE, TUTTE E TUTTI IN CORTEO - APPUNTAMENTO ALLE 14.30 IN PALESTRO DAVANTI AL PLANETARIO

Nelle aziende metalmeccaniche di Milano e provincia che applicano il contratto Federmeccanica-Assistal si è conclusa ieri la tornata di assemblee e di votazioni sull’ipotesi di piattaforma per il rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro.
Le assemblee per discutere i contenuti della piattaforma unitaria, alle quali hanno partecipato 18.594 lavoratrici e lavoratori, si sono svolte in 298 aziende.
Dalle votazioni che si sono tenute al termine di ogni assemblea, e che hanno coinvolto 15.085 lavoratrici e lavoratori, è emerso un verdetto nettissimo: i Si all’ipotesi di piattaforma sono stati 14.623.
“E’ stata una bella prova di democrazia – dichiarano Christian Gambarelli, segretario generale Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Vittorio Sarti, segretario  generale Uilm Milano, Monza e Brianza– Al termine di questo tour de force, infatti, il primo dato importante che è emerso è stata la grande partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori al confronto sul merito della piattaforma: 18.594 metalmeccanici hanno discusso e si sono pronunciati su ciò che direttamente li riguarda, a partire dalla sicurezza del e sul lavoro e dal salario.
Sappiamo – concludono Gambarelli, Turi e Sarti – che la trattativa per il rinnovo del contratto non sarà una passeggiata. Ma il consenso quasi unanime delle lavoratrici e dei lavoratori sul testo della piattaforma è una base straordinaria da cui partire”.

Milano, 16 ottobre 2019

Questa mattina le lavoratrici e i lavoratori della Fpt Industrial sono arrivati in treno da Pregnana e poi da Piazza della Repubblica in corteo hanno raggiunto la sede di Regione Lombardia dove era previsto un incontro per discutere del futuro dello stabilimento.
Bastava guardarli ed ascoltarli per capire che della chiusura della fabbrica  non vogliono neppure sentir parlare.

“Abbiamo spiegato ai vertici di Regione Lombardia – dichiarano Marco Giglio, coordinatore Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Francesco Caruso, segretario Uilm Milano, Monza e Brianza – che per noi non esiste un “piano B”: lavoro e lavoratori devono restare a Pregnana. Non c’è alcuna ragione per trasformare in un contenitore vuoto uno stabilimento che funziona, soprattutto in un’area già segnata da pesanti ristrutturazioni e licenziamenti.
Nell’incontro di oggi Regione Lombardia ha assicurato di condividere la nostra posizione e garantito che convocherà l’azienda e farà la sua parte al tavolo che si aprirà presso il Ministero dello Sviluppo di cui, comunque, stiamo ancora aspettando la convocazione.
Abbiamo chiesto ai vertici di Regione Lombardia di rendere pubbliche le loro dichiarazioni e di far seguire alle parole i fatti.Nell’assemblea che si è svolta  al termine dell’incontro sotto il “palazzo di vetro” abbiamo deciso con i lavoratori che, se sarà necessario, torneremo in Regione così come a Roma e ci mobiliteremo con determinazione fino a “convincere” l’impresa a ritirare il suo inaccettabile piano.
Ringraziamo le lavoratrici e i lavoratori di altre aziende e tutti coloro che hanno deciso di essere al nostro fianco partecipando al presidio di oggi.”

Milano, 11 ottobre 2019

 

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte

Al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio

Alla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati

Al Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico

Alla Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen

All’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell

Al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli

Roma, 9 ottobre 2109

Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.

A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump - che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite - il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.

L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue.

La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori.

La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti.

Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché:

  • cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda;

  • si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale;

  • si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti;

  • si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano;

  • si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

ARCI, ANPI, CGIL, Legambiente

 

 

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