NOTIZIE

Alla Ugitech di Peschiera, trafileria che fa parte del gruppo franco-tedesco Schmolz + Bickenbach (secondo produttore mondiale di prodotti lunghi in acciaio speciale) lavorano 126 persone che si alternano su turni.
Dopo una trasferta oltralpe del gruppo dirigente e alla faccia del codice etico aziendale che testualmente recita “(…) Ugitech Italia ritiene fondamentale che, sul lavoro, sia garantito il rispetto dei diritti umani e la tutela della dignità individuale (…)” venerdì pomeriggio a 4 lavoratori sono state consegnate senza alcun preavviso altrettante lettere di licenziamento.
Certo, il management Ugitech ha già dato prova di una particolare “attenzione” nei confronti dei lavoratori, ad esempio proponendo ai loro rappresentati di firmare un accordo per disincentivare gli operai dal donare il sangue il lunedì il venerdì, ma con l’ultima mossa i vertici Ugitech hanno davvero superato il segno.
Venerdì pomeriggio, appresa la notizia dei 4 licenziamenti, i lavoratori hanno incrociato le braccia e la fabbrica si è fermata.
 “Abbiamo chiesto all’azienda l’immediato ritiro dei licenziamenti – dichiara Giovanni Ranzini, segretario della Fiom di Milano – per ora non abbiamo avuto il piacere di discutere con i manager. La ferma, immediata e straordinaria risposta dei lavoratori e la decisione di proseguire a oltranza sciopero e presidio davanti ai cancelli dovrebbe convincere l’azienda a tornare sui passi. Fino a quando non ci sarà un segnale in questo senso la mobilitazione proseguirà”.

LAVORATORI IN SCIOPERO E PRESIDIO PERMANENTE DAVANTI AI CANCELLI DELLA UGITECH
VIA DI VITTORIO 34, PESCHIERA

Milano, 23 settembre 2019

 

FIM - FIOM - UILM

La Menfi di Cinisello, che produce accessori per cucina (in particolare pentole) e ha 88 dipendenti è di proprietà del gruppo serbo Zepter, con un unico titolare, il Signor Philip Zepter, l’uomo famoso in Formula Uno per le sue sponsorizzazioni milionarie, il magnate proprietario di 42 realtà sparse per il mondo, il ricchissimo “imprenditore” con uno yacht da far impallidire chiunque, e con fortissimi debiti nei confronti dei fornitori e dei suoi dipendenti di Cinisello (contributi, fondo complementare, fondo sanitario, probabile non capienza per il pagamento del trattamento di fine rapporto, saldo dell’ultimo stipendio).
La Menfi è da tempo in difficoltà ed ha accumulato debiti, ma nonostante questo il Signor Zepter si è ben guardato dall'’intervenire per cercare di diversificare il prodotto e trovare nuove commesse.
La Menfi, con i suoi 88 lavoratori, è stata di fatto abbandonata e lasciata senza un gruppo dirigente in grado di prendere decisioni.
In questo interregno senza vertici il periodo di ammortizzatori sociali che avrebbe dovuto essere utilizzato per il rilancio dell’azienda è arrivato alla conclusione senza che una sola scelta per salvare l’azienda sia stata fatta.
A nulla sono valse le proposte avanzate dal sindacato per il rilancio dell’attività (a partire dalla ricerca di un nuovo socio, anche attraverso un concordato preventivo) che hanno incassato in no per interposta persona  dal Signor Zepter, padre padrone che oggi propone come soluzione alla situazione sull'orlo del tracollo il licenziamento di 36 lavoratori.

Nel secondo incontro che si è svolto in Polis Lombardia  per cercare di trovare una alternativa ragionevole ai licenziamenti è apparso chiaro a tutti che gli unici interessati a mantenere in attività la fabbrica sono sindacato e lavoratori, gli emissari dell’impresa, infatti, non hanno fatto altro che ribadire i licenziamenti.
Se non cambieranno idea il finale di questa brutta storia sarà molto probabilmente la chiusura dell’azienda e la perdita di 88 posti di lavoro.
Questa mattina in Melfi si è svolta l’assemblea dei lavoratori che ha proclamato lo stato di agitazione:

GIOVEDI’ 12 SETTEMBRE SCIOPERO DI 4 ORE
VENERDI’ 13 SETTEMBRE SCIOPERO DI 8 ORE
A PARTIRE DALLE 8.30 PRESIDIO DAVANTI ALL'AZIENDA
VIA SIBILLA ALERAMO 135, CINISELLO BALSAMO

 Milano, 12 settembre 2019

 

Giovedì 5 settembre alle ore 10.30 davanti alla Prefettura di Milano in Corso Monforte, si terrà un presidio di protesta degli ex lavoratori Alstom Power (poi General Electric) del sito di Sesto San Giovanni ancora in attesa di essere ricollocati.
L'accordo del 2017, firmato proprio in Prefettura, è stato purtroppo rispettato solo parzialmente sia da Ge che dalle istituzioni regionale e comunale.
Malgrado diversi incontri, sempre su richiesta del sindacato, è oramai lampante che a nessuno interessa davvero avviare un confronto risolutivo in merito alla ricollocazione dei lavoratori e alla reindustrializzazione del sito di Sesto.
A due anni dall’accordo, le politiche attive, spesso sbandierate come un vanto ed un valore aggiunto sia dalle aziende private che dalle Istituzioni, non sono mai state messe in campo, mentre il Comune di Sesto non ha informazioni o non vuole dare informazioni rispetto alla reindustrializzazione dell'area.
Chiediamo quindi alla Prefettura di riaprire un tavolo con tutti i soggetti interessati (General Electric, Regione Lombardia e Comune di Sesto San Giovanni) e di farsi garante dell’accordo sottoscritto, per rispetto verso gli ex lavoratori di Alstom Power da due anni disoccupati o con impieghi precari e ancora in attesa di risposte concrete.

GIOVEDI’ 5 SETTEMBRE, ORE 10.30
PRESIDIO
DAVANTI ALLA PREFETTURA DI MILANO, CORSO MONFORTE

 

Milano, 4 settembre 2019

E' stata inviata all’azienda il 28 giugno la email con cui la Fiom di Milano sottolinea la temperatura insopportabile dei reparti produttivi, evidenzia i rischi (come da protocollo), indica le misure da intraprendere per evitare ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza degli operai. Una fra queste, per quanto riguarda la Lamina, è quella di mettere in funzione i refrigeratori situati nei reparti, fermi perché non sono stati manutentati.
Ma il gruppo dirigente della Lamina Spa si è guardato bene dall’intervenire. E così oggi, a riprova che la situazione per i lavoratori è davvero rischiosa, un giovane operaio si è sentito male ed è stato portato in ambulanza al pronto soccorso.

“Sapevamo che prima o poi sarebbe successo qualcosa – è il commento di Marco Verga, della Fiom di Milano - non si può faticare a quelle temperature e uscire dai reparti con gli abiti fradici di sudore. E’ insopportabile l’indifferenza del gruppo dirigente della Lamina rispetto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, a maggior ragione dopo la tragedia che si è già verificata in quella fabbrica, a maggior ragione dopo che avevamo segnalato rischi e indicato le azioni da intraprendere per risolvere il problema.
Come Fiom di Milano abbiamo già inviato anche un esposto alla ATS a questo punto ci auguriamo che l’intervento dell’ente preposto a garantire situazioni di normalità all’interno delle aziende, costringa anche Lamina a rispettare le norme”.

Milano, 24 luglio 2019

D’estate, tendenzialmente, fa caldo. Ma se sei un operaio della Bonetti Acciai e lavori il ferro alla temperatura esterna si somma quella prodotta dai macchinari e la situazione diventa davvero insopportabile.

Si, perché nei reparti produttivi  dei due siti di Lainate e Cantalupo nelle giornate da “allarme caldo” il termometro raggiunge gradazioni insostenibili tali da mettere a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori.

A nulla sono valse, fino ad ora, le segnalazioni fatte all’azienda: il gruppo dirigente (che, ovviamente, sta in una palazzina con aria condizionata) a quanto pare, pensa di risolvere il problema distribuendo acqua.

Per “convincere” l’azienda a intervenire e ottenere condizioni di lavoro dignitose, gli operai della Bonetti Acciai hanno deciso di scioperare per due ore a fine turno nelle giornate di giovedì 25 e venerdì 26 luglio.

Milano, 24 luglio 2019

 

Si sono concluse ieri le operazioni di voto per il rinnovo della Rsu alla Thales Alenia Space di Gorgonzola.
Su 205 dipendenti, 175 (l’85% degli aventi diritto) hanno deciso di recarsi alle urne.
Dei 171 voti validi, 96 sono andati alla lista Fiom, 30 alla lista Fim e 45 alla lista Uilm.
L’alta partecipazione al voto è una straordinaria prova di democrazia e la netta affermazione della lista della Fiom rappresenta, contemporaneamente, un positivo giudizio sul lavoro svolto e un significativo attestato di fiducia per il futuro.
La Fiom di Milano ringrazia le lavoratrici e i lavoratori che hanno deciso di recarsi alle urne ed esprime alla neoletta Rsu i più calorosi auguri di buon lavoro.

Milano, 11 luglio 201

La ITW Welding Italy fa parte della multinazionale a giuda statunitense Illinois Tool Work.
Nel sito di San Giuliano Milanese si producono e commercializzano tutta la gamma di prodotti inerenti alla saldatura (dagli impianti alle macchine elettriche per il trattamento termico e il riscaldamento) e i 36 dipendenti garantiscono ai clienti sia l’assistenza che la formazione tecnica sul venduto.
Anche in questi anni di crisi, la ITW Welding Italy ha mantenuto bilanci in attivo e un portafoglio clienti di tutto rispetto.
Nonostante questo l’azienda ha avviato, unilateralmente, una procedura di licenziamento collettivo per 16 lavoratori, decidendo di fatto di chiudere il reparto produttivo e il magazzino.
Si tratta di una scelta incomprensibile e inaccettabile, tanto quanto è inaccettabile l’atteggiamento del gruppo dirigente nostrano che nel primo incontro non si è presentato, lasciando il tavolo della trattativa ai suoi legali.
“Non esiste alcun motivo oggettivo che possa giustificare questi 16 licenziamenti e per quanto ci riguarda la procedura deve essere immediatamente ritirata – dichiara Giovanni Ranzini, segretario della Fiom di Milano – trovo inoltre indecente che i vertici aziendali non abbiano avuto neppure il coraggio di incontrarci e di discutere con il sindacato e con i lavoratori.”.
L’assemblea dei lavoratori ha già proclamato lo stato di agitazione e un pacchetto di ore di sciopero con mobilitazioni che verranno decise giorno per giorno.

Milano, 5 luglio 2019

A Milano e provincia la partecipazione allo sciopero di 8 ore proclamato da Fim Fiom e Uilm è andata oltre le più rosee aspettative.

Questi i dati di adesione di alcune note aziende metalmeccaniche: Kone Industrial 95%, Kone Spa 70%, Eurotranciatura 60%, Lobo di Cornaredo 90%, Novelis, Pieve Emanuele produzione 97%, impiegati 40%, Mose 86%, IMQ 85%, De Lucchi 70%, Schindler 60%, PSE 60%, Nidec Ansaldo 50%, Cimbali produzione 90%, Modis 50%, Otis 50%, Vimercati 40%, Lear 60 %, Alstom Transport 60%, Negri Bossi 50%, Xerox 40%, Electrolux Solaro 70%.

La segretaria generale della Fiom di Milano Roberta Turi ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Questo risultato non era scontato. L’adesione allo sciopero e le discussioni che abbiamo avuto nelle settimane scorse nelle assemblee, dimostrano che le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici vogliono tornare ad essere protagonisti del loro futuro. Questo sciopero e questa manifestazione chiedono proprio questo: un futuro per l’industria che sia fatto di occupazione socialmente e ambientalmente sostenibile. Al primo posto vengono la salute e la sicurezza, la tutela del posto di lavoro, la stabilità lavorativa. Ma chiediamo anche salari più alti e una vera riduzione della precarietà. La manifestazione che si è conclusa oggi in piazza Duomo è in continuità con due manifestazioni che si sono tenute in questa piazza nel marzo scorso: People, prima le persone, contro le discriminazioni e per la tutela dei diritti di tutti, e Fridays for Future, con la quale giovani e giovanissimi hanno chiesto un futuro per il nostro pianeta, contro i cambiamenti climatici. Anche le metalmeccaniche e i metalmeccanici chiedono un futuro diverso per il pianeta e per loro stessi. Dobbiamo fermare lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e del pianeta e lo sfruttamento delle persone che lavorano. Rimettiamo al centro le persone e i loro diritti. Lo ripetiamo, prima le persone.”

 

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