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Questa mattina le lavoratrici e i lavoratori della Fpt Industrial sono arrivati in treno da Pregnana e poi da Piazza della Repubblica in corteo hanno raggiunto la sede di Regione Lombardia dove era previsto un incontro per discutere del futuro dello stabilimento.
Bastava guardarli ed ascoltarli per capire che della chiusura della fabbrica  non vogliono neppure sentir parlare.

“Abbiamo spiegato ai vertici di Regione Lombardia – dichiarano Marco Giglio, coordinatore Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Francesco Caruso, segretario Uilm Milano, Monza e Brianza – che per noi non esiste un “piano B”: lavoro e lavoratori devono restare a Pregnana. Non c’è alcuna ragione per trasformare in un contenitore vuoto uno stabilimento che funziona, soprattutto in un’area già segnata da pesanti ristrutturazioni e licenziamenti.
Nell’incontro di oggi Regione Lombardia ha assicurato di condividere la nostra posizione e garantito che convocherà l’azienda e farà la sua parte al tavolo che si aprirà presso il Ministero dello Sviluppo di cui, comunque, stiamo ancora aspettando la convocazione.
Abbiamo chiesto ai vertici di Regione Lombardia di rendere pubbliche le loro dichiarazioni e di far seguire alle parole i fatti.Nell’assemblea che si è svolta  al termine dell’incontro sotto il “palazzo di vetro” abbiamo deciso con i lavoratori che, se sarà necessario, torneremo in Regione così come a Roma e ci mobiliteremo con determinazione fino a “convincere” l’impresa a ritirare il suo inaccettabile piano.
Ringraziamo le lavoratrici e i lavoratori di altre aziende e tutti coloro che hanno deciso di essere al nostro fianco partecipando al presidio di oggi.”

Milano, 11 ottobre 2019

 

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte

Al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio

Alla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati

Al Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico

Alla Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen

All’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell

Al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli

Roma, 9 ottobre 2109

Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.

A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump - che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite - il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.

L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue.

La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori.

La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti.

Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché:

  • cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda;

  • si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale;

  • si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti;

  • si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano;

  • si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

ARCI, ANPI, CGIL, Legambiente

 

 

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Stamattina si è svolto a Torino l'incontro, richiesto dalle organizzazioni sindacali, con l'amministratore delegato di FPT Industrial, l'ing. Annalisa Stupenengo, per avere chiarimenti sul piano di trasformazione annunciato dall'azienda il 1 ottobre.
L'amministratore delegato è entrata maggiormente nel dettaglio della strategia “Transform to win” che dovrebbe rendere l'azienda più snella e più rispondente alle esigenze del mercato. Nell'esposizione ha confermato la volontà di intraprendere una serie di iniziative tra cui la chiusura dello stabilimento di Pregnana e il trasferimento di tutte le attività a Torino con l'obiettivo di ridurre i costi.

“Chiediamo all'azienda  - dichiarano Marco Giglio, coordinatore Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Francesco Caruso, segretario Uilm Milano, Monza e Brianza - di ripensare il piano e di evitare la cancellazione della storia industriale di uno stabilimento che ha più di 50 anni. La chiusura avrebbe un impatto totalmente negativo sull'occupazione di più di 300 lavoratori, oggi impiegati nel plant, e su un indotto di decine di aziende locali fornitrici.
A Pregnana la produzione va bene e i volumi sono addirittura in aumento. Sul sito della FPT Industrial il plant viene definito come “uno dei più importanti nel nord Italia non soltanto per la quantità di unità prodotte, ma anche per l'approccio "tailor-made": infatti, ogni motore è adattato ai più variegati bisogni dei clienti”.
Non possiamo accettare la distruzione di una fabbrica storica e siamo contrari a questa strategia.
Chiediamo a CNH Industrial un piano B che consenta di salvaguardare le persone, le professionalità e la comunità locale. Un piano che preveda una sostenibilità ambientale, come quella su cui punta l'azienda, ma anche sociale.
L'azienda deve cambiare idea. Abbiamo proclamato otto ore di sciopero per venerdì. Saremo in presidio con le lavoratrici e i lavoratori davanti alla sede della Regione Lombardia: vogliamo che il presidente Attilio Fontana sia al nostro fianco nella difesa del lavoro di tanti cittadini che vivono in questa regione. E’ venuto il momento che a tante parole seguano fatti concreti. E l'unico fatto concreto, per i lavoratori del plant di Pregnana, è la difesa del sito produttivo”. 

VENERDI’ 11 OTTOBRE, ORE 9.30 – 12.30
LAVORATORI IN PRESIDIO SOTTO LA SEDE DI REGIONE LOMBARDIA

 Milano, 8 ottobre 2019

 

Dopo lo sciopero di eri, la fabbrica che Chn vuole chiudere per trasferire le produzioni a Torino anche oggi si è fermata: le lavoratrici e i lavoratori sono usciti dai cancelli e, dopo una assemblea nel piazzale antistante lo stabilimento, hanno dato vita ad un corteo (cui hanno preso parte anche il sindaco e la giunta di Pregnana) per le vie della città, uniti e determinati a difendere fino in fondo non solo il proprio posto ma l’attività di un sito storico.
“Il messaggio che le lavoratrici e i lavoratori hanno portato in assemblea – dichiarano Marco Giglio, coordinatore Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Francesco Caruso, segretario Uilm Milano, Monza e Brianza    - e gridato in corteo è chiaro e netto: qui il lavoro c’è e noi qui vogliamo continuare a lavorare.
Ci opporremo con tutte le nostre forze, anche incalzando chi per ruolo istituzionale ha il potere e il dovere di intervenire, perché il piano di Chn non vada in porto.
Nell’incontro che abbiamo avuto oggi con il primo cittadino e la giunta di Pregnana abbiamo deciso di costruire una rete di sindaci dei comuni limitrofi perché la chiusura dello stabilimento e la perdita di 300 posti di lavoro avrebbe un impatto devastante su questo territorio già provato da dismissioni e licenziamenti.
C’è poi un “piano più alto”, troppe volte assente nelle vertenze per l’occupazione: Regione Lombardia. Chiediamo al Presidente Fontana e all’Assessore alle attività produttive non solo di incontrarci, ma di spendersi politicamente in modo incisivo, anche perché chi sta “rubando il lavoro” a Pregnana non è la povera gente in fuga da guerre e miseria ma un colosso industriale che in questi anni ha intascato soldi della collettività.
Martedì 8 ottobre saremo a Torino, all’incontro con l’amministratore delegato, per dirgli che un obiettivo finanziario non vale quanto la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.
Lavoratrici e lavoratori con in quali decideremo, giorno per giorno, tutte le azioni da intraprendere per scongiurare la chiusura dello stabilimento. A quanto pare Chn ha una gran fretta di concludere a modo suo questa vertenza. E allora ciascuno deve fare la sua parte, compreso il Governo che deve convocarci immediatamente”.

Milano, 2 ottobre 2019

Si è tenuto oggi, presso l’Unione industriali di Torino, un incontro con  Cnh industrial che ha annunciato un piano di riorganizzazione che prevederebbe la dismissione e conseguente chiusura del plant di Pregnana milanese dove sono impiegati più di 300 lavoratori a partire dal 2020.
A Pregnana vengono prodotti, per Cnh industrial, motori marini e gruppi elettrogeni ed è presente attività di packaging.

Dichiarazione di Roberta Turi segretaria generale della Fiom Milano.
“Oggi ci è stata data una notizia gravissima per le lavoratrici e i lavoratori del plant di Pregnana Milanese: tutte le attività produttive Fpt Industrial verranno trasferite a partire dal 2020 a Torino. Seguiranno, nel 2021, le attività di logistica della Cnh.
Dal 2021, quindi, a Pregnana non rimarranno più attività e questo avrà un impatto sull’occupazione di più di 300 lavoratori, 260 a tempo indeterminato e più di 40 delle società di appalto. Ci sono poi i lavoratori dell’indotto di cui non conosciamo i numeri esatti.
La riorganizzazione è stata motivata dalla volontà del gruppo di concentrare tutta la produzione nella Fpt Industrial a Torino e le attività di logistica nello stabilimento Cnh di San Mauro, sempre a Torino.
Se questo piano andrà avanti metterà in grave difficoltà centinaia di famiglie e l’intero territorio: il plant non deve cessare l’attività, ci impegneremo con tutte le nostre forze per impedirne la chiusura.La Fiom di Milano ha proclamato fin da ora uno sciopero fino a fine turno.
Domani, mercoledì 2 ottobre verranno immediatamente convocate le assemblee per informare in maniera dettagliata i lavoratori e decidere le prossime iniziative.”

MERCOLEDI’ 2 OTTOBRE, DALLE ORE 9.30 ALLE ORE 18.00
LAVORATORI IN SCIOPERO E PRESIDIO DAVANTI ALLA SEDE DELL’AZIENDA
VIA VANZAGO, 18/20 PREGNANA MILANESE

Milano, 1 ottobre 2019

Trattati come scarti. Perché, dicono, c’è un calo di produzione.  Calo che comunemente si affronta con la cassa integrazione ordinaria.
E invece no, con grande cinismo e senza alcun preavviso l’azienda li ha licenziati in tronco.
Quattro operai, quattro persone che dal giorno alla notte vedono precipitare le loro vite.
Al presidio sono presenti i lavoratori licenziati: Marco T., Marco L., Gianfranco e Alessandro. Gianfranco ha due figli a carico e una moglie che lavora part time. Da domani non sa come garantirgli un’esistenza dignitosa.
Marco T. ha comprato una casa e ha un mutuo che non sa più come pagare.
Marco L.  stava per sposarsi.
Alessandro è il più giovane, si è laureato da poco e sperava di aver trovato un lavoro stabile.
Solo pochi mesi fa, in aprile, l’azienda aveva organizzato uno spettacolo con degli attori professionisti, al quale aveva invitato tutta la fabbrica e il sindacato.
Lo spettacolo aveva al centro la sicurezza sul lavoro: l’azienda si era vantata di avere grande cura e attenzione per le maestranze.
Oggi in azienda sono entrati solo i lavoratori degli appalti, che hanno orari ultraflessibili e livelli più bassi di retribuzione.
Eccolo il rispetto per le persone: lavoratori licenziati dal giorno alla notte e lavoratori in appalto ricattabili e pagati meno dei lavoratori “stabili”.
E a proposito di sicurezza: Gianfranco, uno dei lavoratori licenziati, era il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, l’RLS. L’azienda lo aveva formato per tutelare meglio i suoi colleghi. Ora è in mezzo ad una strada con gli altri tre colleghi.

I lavoratori non si arrendono, il presidio continua, davanti ai cancelli della Ugitech, in Via Di Vittorio, 34 a Peschiera.

Milano, 24 settembre 2019

Alla Ugitech di Peschiera, trafileria che fa parte del gruppo franco-tedesco Schmolz + Bickenbach (secondo produttore mondiale di prodotti lunghi in acciaio speciale) lavorano 126 persone che si alternano su turni.
Dopo una trasferta oltralpe del gruppo dirigente e alla faccia del codice etico aziendale che testualmente recita “(…) Ugitech Italia ritiene fondamentale che, sul lavoro, sia garantito il rispetto dei diritti umani e la tutela della dignità individuale (…)” venerdì pomeriggio a 4 lavoratori sono state consegnate senza alcun preavviso altrettante lettere di licenziamento.
Certo, il management Ugitech ha già dato prova di una particolare “attenzione” nei confronti dei lavoratori, ad esempio proponendo ai loro rappresentati di firmare un accordo per disincentivare gli operai dal donare il sangue il lunedì il venerdì, ma con l’ultima mossa i vertici Ugitech hanno davvero superato il segno.
Venerdì pomeriggio, appresa la notizia dei 4 licenziamenti, i lavoratori hanno incrociato le braccia e la fabbrica si è fermata.
 “Abbiamo chiesto all’azienda l’immediato ritiro dei licenziamenti – dichiara Giovanni Ranzini, segretario della Fiom di Milano – per ora non abbiamo avuto il piacere di discutere con i manager. La ferma, immediata e straordinaria risposta dei lavoratori e la decisione di proseguire a oltranza sciopero e presidio davanti ai cancelli dovrebbe convincere l’azienda a tornare sui passi. Fino a quando non ci sarà un segnale in questo senso la mobilitazione proseguirà”.

LAVORATORI IN SCIOPERO E PRESIDIO PERMANENTE DAVANTI AI CANCELLI DELLA UGITECH
VIA DI VITTORIO 34, PESCHIERA

Milano, 23 settembre 2019

 

FIM - FIOM - UILM

La Menfi di Cinisello, che produce accessori per cucina (in particolare pentole) e ha 88 dipendenti è di proprietà del gruppo serbo Zepter, con un unico titolare, il Signor Philip Zepter, l’uomo famoso in Formula Uno per le sue sponsorizzazioni milionarie, il magnate proprietario di 42 realtà sparse per il mondo, il ricchissimo “imprenditore” con uno yacht da far impallidire chiunque, e con fortissimi debiti nei confronti dei fornitori e dei suoi dipendenti di Cinisello (contributi, fondo complementare, fondo sanitario, probabile non capienza per il pagamento del trattamento di fine rapporto, saldo dell’ultimo stipendio).
La Menfi è da tempo in difficoltà ed ha accumulato debiti, ma nonostante questo il Signor Zepter si è ben guardato dall'’intervenire per cercare di diversificare il prodotto e trovare nuove commesse.
La Menfi, con i suoi 88 lavoratori, è stata di fatto abbandonata e lasciata senza un gruppo dirigente in grado di prendere decisioni.
In questo interregno senza vertici il periodo di ammortizzatori sociali che avrebbe dovuto essere utilizzato per il rilancio dell’azienda è arrivato alla conclusione senza che una sola scelta per salvare l’azienda sia stata fatta.
A nulla sono valse le proposte avanzate dal sindacato per il rilancio dell’attività (a partire dalla ricerca di un nuovo socio, anche attraverso un concordato preventivo) che hanno incassato in no per interposta persona  dal Signor Zepter, padre padrone che oggi propone come soluzione alla situazione sull'orlo del tracollo il licenziamento di 36 lavoratori.

Nel secondo incontro che si è svolto in Polis Lombardia  per cercare di trovare una alternativa ragionevole ai licenziamenti è apparso chiaro a tutti che gli unici interessati a mantenere in attività la fabbrica sono sindacato e lavoratori, gli emissari dell’impresa, infatti, non hanno fatto altro che ribadire i licenziamenti.
Se non cambieranno idea il finale di questa brutta storia sarà molto probabilmente la chiusura dell’azienda e la perdita di 88 posti di lavoro.
Questa mattina in Melfi si è svolta l’assemblea dei lavoratori che ha proclamato lo stato di agitazione:

GIOVEDI’ 12 SETTEMBRE SCIOPERO DI 4 ORE
VENERDI’ 13 SETTEMBRE SCIOPERO DI 8 ORE
A PARTIRE DALLE 8.30 PRESIDIO DAVANTI ALL'AZIENDA
VIA SIBILLA ALERAMO 135, CINISELLO BALSAMO

 Milano, 12 settembre 2019

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