NOTIZIE

 

News confronto con il Governo
Il 25 febbraio si è tenuto un vertice al ministero del Lavoro tra governo e Cgil Cisl e Uil sull'emergenza nuovo coronavirus. Il sindacato ha chiesto un provvedimento che copra tutti i lavoratori coinvolti, non solo della zona rossa, estendendo una serie di ammortizzatori sociali che già ci sono e utilizzare la cassa in deroga. Il governo sta studiando un decreto legge che vedrà la luce nei prossimi giorni.

Ulteriori indicazioni per le RSU
Avendo ricevuto tante domande e segnalazioni dai delegati sindacali forniamo, con questa seconda nota, dei chiarimenti su alcune questioni ricorrenti, puntualizzando ancora una volta che non dobbiamo farci prendere dal panico e attenerci esclusivamente alle indicazioni fornite dal ministero della Salute e dalla Regione (alleghiamo il decalogo “Dieci comportamenti da seguire”).

Confronto permanente con le aziende
Suggeriamo di mantenere un tavolo di confronto permanente con le direzioni aziendali per trovare soluzioni condivise rispetto ad eventuali difficoltà riscontrate dalle lavoratrici e dai lavoratori ed identificare nuove misure da intraprendere.

Assenze dal lavoro
Ci aspettiamo dal decreto ministeriale che è in discussione, che la copertura degli ammortizzatori sociali riguarderà le aziende e i lavoratori del settore privato, delle zone rosse o gialle, che sono direttamente o indirettamente impattati dai provvedimenti restrittivi disposti dalle autorità competenti.
Caso diverso è invece la sospensione dell'attività lavorativa disposta da un datore di lavoro, pubblico o privato, che non rientra nel campo di applicazione delle disposizioni restrittive ma abbia, di sua iniziativa, disposto la sospensione dell'attività a titolo precauzionale. In questo caso la responsabilità della rinuncia alla prestazione del lavoratore è interamente in capo al datore di lavoro, al quale quindi spetta l’onere della retribuzione come se la prestazione di lavoro fosse stata effettuata. L’utilizzo di ferie o par per coprire l’assenza del lavoratore, quindi, non è legittima. Né possiamo immaginare che questa fattispecie verrà a posteriori sanata da un provvedimento sugli ammortizzatori sociali. Questo caso necessita di particolare attenzione e, se necessario, della formale messa a disposizione del lavoratore.
Da ultimo, nel caso in cui sia il lavoratore, per diverse ragioni di carattere personale, a preferire non recarsi al lavoro, è utile ricordare che è bene ottenere formale autorizzazione all’uso di ferie o permessi retribuiti, così come previsto dalla contrattazione collettiva, nazionale o aziendale, e dalle norme vigenti.
Va da sé che sia i casi di quarantena a seguito di positività al tampone, sia i casi di diagnosi conclamata, saranno trattati con l’istituto della malattia come previsto dal contratto nazionale.

Uso di mascherine di protezione
Come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità si raccomanda di indossare una mascherina solo se si sospetta di aver contratto il nuovo coronavirus, e si presentano sintomi quali tosse o starnuti, o se ci si prende cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus (viaggio recente in Cina e sintomi respiratori).

Smart working, lavoro agile
Con il DPCM del 25 febbraio 2020 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale si è prevista, nelle regioni in cui si è diffuso maggiormente il virus (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Liguria) una semplificazione transitoria, fino al 15 marzo, della disciplina dello smart working e dei relativi adempimenti telematici per consentire una temporanea riorganizzazione delle attività aziendali a distanza e ridurre al minimo la mobilità dei lavoratori senza compromettere la produttività.
Il provvedimento dispone che la modalità di lavoro agile è applicabile a qualsivoglia rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali ordinariamente previsti. Gli obblighi di informativa previsti dalla legge 22 maggio 2017, n. 81, sono assolti in via telematica utilizzando la documentazione resa disponibile sul sito dell'Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL) anche in deroga ai limiti percentuali stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva, dopo una comunicazione alle organizzazioni sindacali.
Come Fim Fiom e Uilm di Milano riteniamo che sia comunque imprescindibile un confronto con la RSU e assolutamente opportuno un accordo sindacale, anche transitorio. Trovate le informazioni al link: http://bit.ly/inal-lavoroagile

Il documento di valutazione dei rischi (DVR)
Un tema da affrontare da parte dei RLS è sicuramente relativo alla valutazione del rischio che deve comprendere anche il rischio biologico, anche laddove si abbia a che fare con un rischio indiretto e non con l’uso deliberato, nella lavorazione, di specifici agenti biologici.
Queste di seguito sono alcune delle misure di prevenzione e protezione che dovrebbero essere contemplate:

  • Informazione a tutti i lavoratori in merito al rischio, mediante diffusione capillare dell’opuscolo del ministero della salute: “Nuovo coronavirus, dieci comportamenti da seguire”, allegato al presente documento e affissione del poster (sempre allegato), in uno o più punti visibili della sede di lavoro, nonché nei servizi igienici e nelle mense e/o zone ristoro. Tale documento dovrà essere sostituito quando dovesse essere emesso un similare ritenuto dalle autorità più aggiornato o più completo;
  • Affissione, nei servizi igienici aziendali, nei pressi dei lavamani, nonché nelle mense e/o zone ristoro ove siano presenti lavandini, delle ‘istruzioni grafiche su come lavarsi correttamente le mani’ (documento allegato);
  • Dotazione di disinfettanti per superfici a base alcoolica e panni di carta usa e getta per le postazioni/uffici destinati ad accogliere utenti esterni;
  • Un'attenta e puntuale valutazione delle eventuali ulteriori azioni da mettere in atto per lavoratori appartenenti a fasce di popolazione sensibili rispetto al rischio (lavoratori oltre i 60 anni, lavoratori con nota immunodeficienza o che la dichiarino per la prima volta, avvalorandola con atti). 

Iniziative aziendali unilaterali non previste dalle ordinanze o da quanto già suggerito dal Ministero della Salute e dalla regione (moduli di autocertificazione fatti compilare ai lavoratori, misurazione della febbre etc.)
Abbiamo ricevuto segnalazioni di iniziative intraprese in maniera unilaterale da aziende che vanno oltre quanto disposto o suggerito dai soggetti istituzionali competenti. Alcune aziende, ad esempio, hanno predisposto dei moduli di autocertificazione da far compilare ai lavoratori per conoscere i loro spostamenti recenti sul territorio e all'estero, eventuali sintomi avuti negli ultimi giorni e altre informazioni. La legge prevede che il datore di lavoro abbia l’obbligo di salvaguardare l’integrità psicofisica dei lavoratori eliminando o cercando di ridurre al massimo i rischi che possono procurare loro dei danni. Questo deve essere fatto, però, nel rispetto della dignità e riservatezza del lavoratore, nonché di tutte le norme vigenti. Siamo quindi a disposizione per valutare, caso per caso, tutte quelle situazioni per le quali si potrebbe configurare una violazione dello Statuto dei Lavoratori o della legge sulla privacy.
Lo Statuto dei lavoratori (L. 300/1970) per quanto riguarda la dignità dignità e riservatezza del lavoratore, ha disciplinato l’esercizio dei poteri di controllo da parte del datore di lavoro con una serie di divieti, al fine di salvaguardare la personalità fisica e morale del dipendente. La tutela della riservatezza, invece, è affidata al codice della privacy (d. legisl. 196/2003), secondo il quale il trattamento dei dati personali del lavoratore, di cui il datore venga a conoscenza nel rapporto di lavoro, deve avvenire nel rispetto della dignità e della riservatezza del soggetto; più in particolare, il datore di lavoro deve rispondere a quattro adempimenti fondamentali (art. 37-41): a) informare il lavoratore circa le finalità e il trattamento dei dati personali; b) richiedere il consenso al trattamento; c) richiedere l’autorizzazione al Garante per la privacy; d) notificare il trattamento al Garante nei casi e secondo le modalità previste.
Per approfondimenti potete andare su: http://bit.ly/datipersonali
Stessa cosa vale per le imprese che, in un eccesso di zelo, hanno addirittura preteso di effettuare il controllo della temperatura dei dipendenti prima dell'inizio dell'attività lavorativa, addirittura fuori dell'orario di lavoro.
Solamente il medico competente può effettuare questo tipo di accertamenti, così come previsto dal d.lgs. 81/2008, durante l'orario di lavoro e interamente a carico delle imprese.

Fim Milano Metropoli                                                                  Fiom Milano                                                               Uilm Milano Monza e Brianza

Milano, giovedì 27 febbraio 2020

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A seguito della diffusione del coronavirus in Lombardia riteniamo importante fornire delle prime indicazioni alle lavoratrici e ai lavoratori che in queste ore ci hanno contattati per avere informazioni su quanto sta accadendo e sulle misure che stanno intraprendendo le imprese.
Innanzitutto è fondamentale non farsi prendere dal panico e seguire esclusivamente le indicazioni fornite dagli organismi competenti in materia: Ministero della Salute e Regione Lombardia.
Sul sito del Ministero della Salute potete trovare tutte le indicazioni sul nuovo coronavirus (cos'è, sintomi, trasmissione, come prevenirlo etc.), questo è il link: http://bit.ly/minsalute.

Ordinanza del 22 febbraio per cittadini e imprese dei dieci comuni lombardi colpiti dal contagio.

Sabato 22 febbraio è stato deliberato dal Consiglio dei Ministri un Decreto Legge di contrasto alla diffusione del coronavirus (documento in allegato) che prevede che in dieci comuni del lodigiano, nei quali sono risultate positive alcune persone, si adottino misure di contenimento.
Tra queste misure cautelative c'è anche la sospensione delle attività lavorative per le imprese dei comuni coinvolti. Per i lavoratori impiegati in tali imprese potrà quindi essere utilizzata la cassa integrazione ordinaria.
L'altra misura di contenimento riguarda le lavoratrici e i lavoratori residenti nei comuni coinvolti dall'ordinanza ma che lavorano in imprese localizzate altrove, che sono sospesi dall'attività lavorativa, che dovranno comunicare immediatamente all'azienda in cui sono impiegati di essere stati sospesi dal lavoro in virtù del decreto legge succitato. Si sta verificando con il Ministero del Lavoro in che modo possano intervenire, anche per loro, gli ammortizzatori sociali o altre forme di sostegno al reddito. Per questi lavoratori non può intervenire il trattamento di malattia, a meno che non siano effettivamente ammalati. Appena avremo notizie certe di come potrà essere coperta la loro assenza dal lavoro vi daremo tutte le indicazioni.

Ordinanza del 23 febbraio per il resto di cittadini e imprese della Lombardia

Domenica 23 febbraio è stata predisposta un'ordinanza di Regione Lombardia e del Ministero della Salute che fornisce ulteriori misure di contenimento del virus.
Tra queste è prevista la chiusura di nidi, servizi educativi dell'infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado etc.
Purtroppo dobbiamo constatare che ancora una volta si intraprendono azioni senza prevedere le conseguenze che ci saranno sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori, che saranno costretti comunque ad andare a lavorare ma a fare i salti mortali per organizzarsi rispetto alla chiusura delle scuole.
Per loro, infatti, al momento non sono previsti permessi retribuiti aggiuntivi a quelli previsti dalla contrattazione collettiva. In tale ordinanza, inoltre, si dichiara la “sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in luogo pubblico e privato, anche di carattere culturale, ludico sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi aperti al pubblico”.
L'interpretazione della natura di tale sospensione non è del tutto chiara. In ogni luogo di lavoro, infatti, si organizzano riunioni. Se si lavora insieme si è, di fatto, “riuniti”. Alcune aziende lombarde (fuori della cosiddetta zona rossa) stanno comunicando l'intenzione di effettuare chiusure collettive e di utilizzare ferie e par dei lavoratori. Noi riteniamo che tali provvedimenti debbano essere, eventualmente, concordati con le RSU.
Altre aziende stanno chiedendo ai lavoratori, anche per iscritto, di informarli se nei giorni scorsi siano stati nei comuni interessati dalle misure di contenimento (zona rossa). Rispetto a questo tipo di richiesta, che può essere di buon senso, non ci risulta che i lavoratori siano obbligati a fornire tali informazioni. Quello che è certo è che, nel caso in cui la loro risposta fosse affermativa o non volessero dare questa informazione, e l'azienda ritenesse di sospenderli dal lavoro a scopo precauzionale, tale sospensione comporterà che i lavoratori saranno retribuiti dall'azienda.

Incontro di Cgil, Cisl e Uil con il Ministero del Lavoro

Domenica 23 febbraio Cgil Cisl e Uil hanno incontrato la Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. Da tale incontro è emerso che:

  • il Governo intende dare coperture in diverse forme, ma in particolare attraverso l'allargamento della cassa integrazione ordinaria a tutti i lavoratori privati delle zone coinvolte
  • è stata ribadita la necessità, trovando condivisone, che a fronte di chiusure di strutture pubbliche i lavoratori privati coinvolto di riflesso dovranno essere coperti
  • si pensa a una misura anche per i lavoratori atipici e autonomi
  • si darà vita a un tavolo permanente che si riconvocherà già martedì 25 alle 18
  • siamo tutti impegnati, senza sottovalutare la situazione che si è determinata e che è in estrema evoluzione, a non accentuare la percezione di insicurezza e di panico che c'è fra le persone
  • il trattamento dei lavoratori pubblici sarà oggetto di apposito incontro con i ministri interessati

Al momento, quindi, non sono state ancora intraprese delle misure di sostegno al reddito aggiuntive, se e quando lo saranno sarete tutti tempestivamente informati.

Prime indicazioni per le RSU

Chiedere un primo incontro urgente all'azienda per capire quali misure intenda intraprendere per contenere la diffusione del virus e rispettare quanto previsto dalle prime ordinanze.
In particolare sarà importante:

  • venire incontro alle lavoratrici e ai lavoratori con figli piccoli che si troveranno a dover gestire la chiusura delle scuole
  • valutare come gestire l'assenza dei lavoratori dei dieci comuni della “zona rossa” soggetti alla sospensione, prima che intervenga qualche strumento di sostegno al reddito
  • implementare, dove possibile, il lavoro da remoto
  • limitare trasferte e riunioni a quelle strettamente necessarie, utilizzando strumenti quali la videoconferenza
  • in base alle specifiche attività, ambienti e/o luoghi di lavoro si invitano gli Rls a confrontarsi urgentemente con il RSPP. Si dovrà valutare il rischio potenzialmente in essere ed eventualmente adottare misure ulteriori e specifiche, quali l'utilizzo di specifici D.P.I. a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Nel caso in cui si prevedessero nuove misure di tutela è fondamentale che i lavoratori ricevano tempestivamente tutte le informazioni del caso, la formazione e l'addestramento necessari.

E' evidente che tutti i lavoratori che dovessero manifestare sintomi da raffreddamento, dolori articolari, spossatezza, mal di gola, tosse, febbre etc saranno invitati dalla RSU a stare a casa in malattia!
A meno che non siano positivi al test sul coronavirus i lavoratori non sono comunque tenuti a dare informazioni aggiuntive rispetto al proprio stato di salute alle aziende, rispetto a quanto previsto dalle norme in vigore.
Stante il continuo evolversi della situazione come Fim, Fiom e Uilm provvederemo ad un costante aggiornamento delle indicazioni da dare ai lavoratori e delle azioni utili alla migliore gestione di questa fase complicata, in accordo ai principi generali di precauzione e comunque tenendo conto dei provvedimenti delle istituzioni e delle indicazioni di Cgil, Cisl e Uil.

Fim Milano Metropoli - Fiom Milano - Uilm Milano Monza e Brianza

Milano, 24 febbraio 2020

 

Alla Parker di Gessate, che produce valvole e elettrovalvole,  i lavoratori sono circa 200. Uno di loro, da mesi in cura per una seria malattia, tra poco non avrebbe più avuto alcuna retribuzione.
Le lavoratrici e i lavoratori hanno deciso di compiere un gesto di solidarietà concreta, scegliendo di “donare” al collega le proprie ore di permesso retribuito in modo da consentirgli di raggiungere, a fine 2020, l’età pensionabile.
Per tradurre in pratica questo slancio di generosità, tra i rappresentanti dei lavoratori, il sindacato e l’azienda è stato siglato un accordo per la Banca delle Ore Solidale. Ad oggi, le ore devolute superano quelle necessarie al lavoratore per arrivare alla pensione.
La storia del movimento dei lavoratori è costellata di pagine belle.
Le metalmeccaniche e i metalmeccanici della Parker di Gessate ne hanno scritta una oggi, restituendo senso alla parola solidarietà in questi tempi dove troppo spesso a predominare sono l’individualismo e la competizione selvaggia.

Milano, 20 febbraio 2020

Nel 2017 la Cgil (con il sostegno della Ces) presentò un ricorso al Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa contro il Jobs Act.
Oggi il Comitato di Strasburgo ha dato ragione alla Cgil: il Jobs Act viola la Carta Sociale Europea

In allegato una nota a cura dell’Ufficio Giuridico della Cgil in merito alla sentenza.

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Dopo una trattativa complicata è stato siglato e poi approvato all’unanimità dai lavoratori l’accordo integrativo per i dipendenti di UNI, che svolgono attività di normazione tecnica.
Si tratta di un testo davvero avanzato, che ci auguriamo possa diventare punto di riferimento della contrattazione anche in altre aziende.
Oltre ad un consistente premio di risultato, infatti, l’accordo interviene sul piano dei diritti a partire dall’applicazione dell’articolo 18 a tutti i lavoratori, compresi i nuovi assunti.
Rispetto al Contratto Nazionale di Lavoro, l’accordo prevede significativi passi avanti anche sul tema della salute: dalla malattia breve pagata pienamente alla tutela contro i licenziamenti per le patologie gravi anche qualora il lavoratore dovesse superare il periodo di comporto.
Anche passaggi sul rapporto tempo di lavoro-tempo di vita contengono clausole avanzate: dalla possibilità di usufruire del part-time al 6%, alla maternità e parternità facoltativa retribuita la 45% fino al diritto alla disconnessione.
Per Marco Mandrini, segretario della Fiom di Milano: “Non è stata una trattativa facile, ma il risultato raggiunto è straordinario: qui la modernità si traduce in diritti e in investimento sulle lavoratrici e sui lavoratori. Questo accordo è importante anche perché è stato ottenuto in un settore strategico per Milano, quello impiegatizio”
La Fiom di Milano ringrazia Doriana, Graziano e Simona, delegati della UNI, per la tenacia con cui hanno saputo tradurre la piattaforma rivendicativa in accordo e le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla Fiom che hanno supportato concretamente la delegazione per tutta la durata della trattativa.

Milano, 10 febbraio 2020

Si  è concluso da poco l’incontro al Pirellone nel corso del quale i lavoratori della Chn-Fpt Industrial di Pregnana Milanese hanno illustrato ai rappresentanti delle istituzioni presenti (Comune, Città Metropolitana, Regione Lombardia) il piano che hanno elaborato, alternativo alla dismissione del sito di Pregnana e alla perdita di circa 300 posti di lavoro sul territorio.
“I lavoratori - dichiarano Marco Giglio, Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Vittorio Sarti, segretario generale Uilm Milano, Monza e Brianza – che hanno dimostrato di conoscere perfettamente lo stabilimento in cui operano, il suo processo produttivo e l’organizzazione del lavoro, sono andati ben oltre il loro “mestiere”: hanno studiato e tradotto sulla carta le attività del sito, fatturato, criticità e margini di sviluppo  e possibili sinergie e hanno costruito un progetto di trasformazione che consentirebbe alla realtà di Pregnana di arrivare al 2022 con una struttura efficiente e zero esuberi.
Quello che hanno presentato oggi contiene proposte concrete, fattibili e rappresenta una alternativa reale alla cessazione dell’attività e ai licenziamenti.
Lunedì 10 febbraio, nell’incontro programmato in Regione, sarà presente anche l’azienda.
Noi chiediamo a chi oggi è intervenuto con parole di apprezzamento per il lavoro prodotto (a partire all’Assessore al Lavoro di Regione Lombardia) di sostenere fino in fondo questo piano e di agire di conseguenza perché l’impresa lo prenda in considerazione e di cominci finalmente a discutere di futuro, un futuro che per noi non può assolutamente essere la dismissione di un stabilimento che funziona ed ha enormi potenzialità e la dispersione delle conoscenze di cui i lavoratori di Pregnana sono portatori”.

Milano, 7 febbraio 2020

 

 

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Arkad, nata da uno scorporo di Abb, ha deciso di chiudere la sede di Genova, trasferendo i suoi 15 lavoratori nel sito di Sesto San Giovanni, come fosse dietro l’angolo.
“I colleghi di Genova – scrive la Rsu della Arkad di Sesto San Giovanni – hanno iniziato uno sciopero a oltranza per chiedere che la decisione venga revocata.
La loro lotta è anche la nostra: non possiamo accettare che l’azienda disponga a piacimento della vita dei suoi dipendenti fino al punto da stravolgerla (…).
Domani scioperiamo, dalle 8.00 alle 12.00 per appoggiare i lavoratori di Genova nella loro vertenza”.
Alle 4 ore di sciopero dei lavoratori Arkad si associano, con 2 ore di sciopero, i lavoratori della Abb di Sesto San Giovanni.
Si chiama solidarietà ed è una cosa bella.

VENERDI’ 7 FEBBRAIO, ORE 8.00 – 12.00
LAVORATORI IN SCIOPERO E PRESIDIO - SESTO SAN GIOVANNI, VIA LAMA, 33

Milano, 6 febbraio 2020

 

 

Infocamere - la società delle Camere di Commercio Italiane che realizza servizi digitali e agisce per la semplificazione del rapporto tra imprese e pubblica amministrazione – ha circa 1000 addetti e siti a Padova, Milano, Roma e Bari.
Con la recentissima acquisizione di DigiCamere le lavoratrici e i lavoratori del sito di Milano sono passati da 30 a oltre 200.
Al termine della trattativa, è stato siglato l’accordo integrativo, poi approvato dalla stragrande maggioranza de lavoratori del gruppo, che contiene punti importanti nella direzione del miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita.
Tra questi, l’innalzamento della percentuale per poter richiedere il part-time e, soprattutto, l’introduzione della flessibilità oraria, con prestazione di lavoro minima di sette ore al giorno e recupero su base mensile.
Sul versante economico, alla voce “premio di risultato” viene introdotta una quota uguale per tutti, oltre a 200 euro in più sulla piattaforma aziendale rispetto a quanto previsto dal Contratto Nazionale per quanto riguarda il welfare.
Passi avanti anche rispetto al grande tema della salute: tutti i lavoratori potranno usufruire di un piano migliorativo rispetto a quello previsto da contratto.
Simona, delegata di Infocamere Milano, è orgogliosa del risultato ottenuto: “La trattativa si è svolta quando a Milano eravamo solo una trentina, eppure siamo riusciti ad andare ben oltre il precedente contratto, anche grazie alla collaborazione con i delegati delle altre sedi. Ora, con l’arrivo dei colleghi di Digicamere rafforzeremo la nostra presenza sindacale in azienda con l’obiettivo di fare sempre meglio in futuro”.

Milano, 6 febbraio 2020

 

 

 

 

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