In oltre 300 aziende metalmeccaniche di Milano la Fiom è presente con delegati eletti dalle lavoratrici e dai lavoratori.
E mai come in questa fase drammatica l’esistenza dei rappresentanti dei lavoratori e del sindacato ha fatto la differenza nella tutela dei diritti, primo tra tutti quello della salute e della sicurezza.
Dall’inizio dell’emergenza la Fiom di Milano ha contrattato con circa 340 aziende e nell’80% dei casi siglato accordi sulla cassa integrazione e sull’organizzazione del lavoro migliorativi rispetto alla legge e  che interessano 33.000 lavoratori.
Dal punto di vista economico tutti gli accordi siglati prevedono l’anticipo dei soldi della cassa da parte delle imprese (che rischiano di essere erogati dall’Inps con grande ritardo), oltre il 70% contiene anche la maturazione (non prevista dalla cassa) delle mensilità aggiuntive alla retribuzione, delle ferie e dei permessi e, in alcuni casi anche un’integrazione economica al trattamento di cassa.
Per quanto riguarda in particolare le imprese dell’informatica o impiegatizie che stanno utilizzando massicciamente lo smart working le intese regolamentano una modalità di lavoro che, in assenza di una chiara normativa, rischia di essere utilizzato impropriamente dalle aziende e dilatare senza limiti il tempo di lavoro.
“C’è un prima, un durante e ci sarà un dopo il Condiv-19 – è il commento di Roberta Turi, segretaria generale della Fiom di Milano – che ha imposto e continuerà ad imporre a tutti un cambiamento. In questi giorni complicati abbiamo continuato a fare il nostro lavoro, con le modalità nuove indotte dal distanziamento sociale e, comunque, abbiamo ottenuto dei buoni risultati, non solo garantendo il reddito pieno a chi era ed è in cassa ma intervenendo anche sull’organizzazione del lavoro per garantire la sicurezza di chi è stato costretto a recarsi in azienda.
Siamo impegnati a mantenere uno stretto rapporto con le lavoratrici ed i lavoratori in una situazione inedita, garantendo il rispetto dello Statuto dei Lavoratori con le nuove modalità imposte dalla diffusione del coronavirus, facendo assemblee nel rispetto delle misure di prevenzione, oppure in videoconferenza. I diritti non possono venire meno con la scusa del contagio.
Si, perché per la stragrande maggioranza delle imprese la fase 2 è iniziata da un pezzo anzi, molte non si sono mai fermate. Per questo chiediamo al Governo di intervenire da subito per garantire i controlli e le ispezioni, a parere nostro a dir poco carenti, sull’applicazione del protocollo per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e chiediamo con forza che vengano introdotte pesanti sanzioni per le realtà inadempienti.
In questo senso abbiamo già segnalato alla Prefettura di Milano alcune aziende: stiamo aspettando da giorni di conoscerne l’esito.
Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo con forza: non ha senso multare il singolo cittadino che non rispetta i divieti e lasciare alle imprese la libertà di gestire la vita dei lavoratori senza pagare alcun dazio quando la mettono a rischio.
Ora, davvero, basta con due pesi e due misure: la salute e il futuro della collettività devono avere la priorità su tutto”

Milano, 21 aprile 2020

 

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