Domani anche i metalmeccanici milanesi in piazza per chiedere l'aumento del salario, per contrattare l'innovazione,
per una politica industriale che salvaguardi i posti di lavoro.

I segretari generali di Fim, Fiom e Uilm di Milano e provincia Christian Gambarelli, Roberta Turi e Vittorio Sarti hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

 

“I dati con il segno meno della produzione industriale, il progressivo impoverimento del territorio provocato dalle delocalizzazioni e dalla chiusura di aziende, il sistematico utilizzo dei licenziamenti, l’aumento della precarietà, ci parlano di una fase che rischia di peggiorare la già pesante condizione economica e sociale di milioni di uomini e donne.

Le scelte del sistema delle imprese e degli ultimi governi non vanno nella giusta direzione e, in alcuni casi, producono ulteriori danni. E' il caso, ad esempio, della liberalizzazione dei subappalti o dei tagli alle risorse Inail previste per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Anche a Milano e provincia, come nel resto del paese, sono troppe le lavoratrici e i lavoratori che rischiano il licenziamento o pagano pesantemente le scelte arroganti e unilaterali delle imprese. Eclatante è la situazione del settore delle telecomunicazioni che vede i lavoratori di Sirti in contratto di solidarietà per scongiurare 883 licenziamenti, così come nel comparto della produzione di elettrodomestici: anche le operaie e gli operai della Electrolux di Solaro, infatti, sono in contratto di solidarietà e il futuro della Whirlpool è molto incerto.

Non va meglio nell’informatica, con la DXC Technology che vuole ridurre la presenza in Italia e delocalizzare in paesi con il costo del lavoro più basso, così come la Xerox che ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 98 lavoratori o la Fujitsu Italia che intende abbandonare il paese e chiudere tutte le sedi. Nel settore dell’energia la storica Breda Energia ha messo i lavoratori in cassa integrazione ordinaria, così come la Negri Bossi di Cologno Monzese, mentre i 94 lavoratori e lavoratrici della Menfi, che produce pentole e coperchi, potrebbero perdere il lavoro perché l'azienda rischia il fallimento. Alla Igv Group di Vignate, che produce cabine per ascensori, sta per scadere la cassa straordinaria e a rischio ci sono 165 posti di lavoro, mentre alla Bitron, che occupa 77 lavoratori, in forse c’è la permanenza del sito di Cormano.

Nelle aziende che non dichiarano esuberi non sono pochi i casi di disdetta degli accordi di secondo livello, come in Italtel o in IMQ, ed anche in quelle che fanno utili quel che registriamo è una tendenziale indisponibilità a discutere di premi di risultato e redistribuzione di salario: tra queste citiamo la Engineering, la NTT Data, la Almaviva, la Oracle, la De Lucchi, la Accenture, l'Ibm. C'è un problema salariale irrisolto e le aziende non stanno rispettando quanto era previsto con la sottoscrizione dell'ultimo CCNL dei metalmeccanici, che prevedeva che la ricchezza andasse redistribuita in azienda con il meccanismo del premio di risultato. In realtà il grosso dei profitti sono stati redistribuiti soprattutto tra i dirigenti e i livelli più bassi sono rimasti fuori. Chi guadagnava poco guadagna sempre meno e non c'è stata alcuna estensione della contrattazione. I metalmeccanici di Fim Fiom e Uilm, che sono alla vigilia della presentazione della piattaforma per il rinnovo del prossimo contratto collettivo nazionale, sono fortemente preoccupati della situazione economica e delle condizioni in cui versano le lavoratrici e i lavoratori. Tutto questo non è accettabile. Per questi motivi, per chiedere una grande discontinuità al sistema delle imprese e al Governo, che deve intervenire con una vera politica industriale ed un sistema equo di tassazione, è stato proclamato lo sciopero generale del 14 giugno che vedrà i lavoratori delle regioni del nord Italia sfilare in corteo da Porta Venezia fino a Piazza del Duomo. Lo spezzone milanese sarà caratterizzato dalla presenza delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende con i propri striscioni.

E' ora di cambiare, chiediamo rispetto per chi lavora.”

Milano, 13 giugno 2019

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