NOTIZIE

Questa mattina le lavoratrici e i lavoratori della Fpt Industrial sono arrivati in treno da Pregnana e poi da Piazza della Repubblica in corteo hanno raggiunto la sede di Regione Lombardia dove era previsto un incontro per discutere del futuro dello stabilimento.
Bastava guardarli ed ascoltarli per capire che della chiusura della fabbrica  non vogliono neppure sentir parlare.

“Abbiamo spiegato ai vertici di Regione Lombardia – dichiarano Marco Giglio, coordinatore Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Francesco Caruso, segretario Uilm Milano, Monza e Brianza – che per noi non esiste un “piano B”: lavoro e lavoratori devono restare a Pregnana. Non c’è alcuna ragione per trasformare in un contenitore vuoto uno stabilimento che funziona, soprattutto in un’area già segnata da pesanti ristrutturazioni e licenziamenti.
Nell’incontro di oggi Regione Lombardia ha assicurato di condividere la nostra posizione e garantito che convocherà l’azienda e farà la sua parte al tavolo che si aprirà presso il Ministero dello Sviluppo di cui, comunque, stiamo ancora aspettando la convocazione.
Abbiamo chiesto ai vertici di Regione Lombardia di rendere pubbliche le loro dichiarazioni e di far seguire alle parole i fatti.Nell’assemblea che si è svolta  al termine dell’incontro sotto il “palazzo di vetro” abbiamo deciso con i lavoratori che, se sarà necessario, torneremo in Regione così come a Roma e ci mobiliteremo con determinazione fino a “convincere” l’impresa a ritirare il suo inaccettabile piano.
Ringraziamo le lavoratrici e i lavoratori di altre aziende e tutti coloro che hanno deciso di essere al nostro fianco partecipando al presidio di oggi.”

Milano, 11 ottobre 2019

 

 

Stamattina si è svolto a Torino l'incontro, richiesto dalle organizzazioni sindacali, con l'amministratore delegato di FPT Industrial, l'ing. Annalisa Stupenengo, per avere chiarimenti sul piano di trasformazione annunciato dall'azienda il 1 ottobre.
L'amministratore delegato è entrata maggiormente nel dettaglio della strategia “Transform to win” che dovrebbe rendere l'azienda più snella e più rispondente alle esigenze del mercato. Nell'esposizione ha confermato la volontà di intraprendere una serie di iniziative tra cui la chiusura dello stabilimento di Pregnana e il trasferimento di tutte le attività a Torino con l'obiettivo di ridurre i costi.

“Chiediamo all'azienda  - dichiarano Marco Giglio, coordinatore Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Francesco Caruso, segretario Uilm Milano, Monza e Brianza - di ripensare il piano e di evitare la cancellazione della storia industriale di uno stabilimento che ha più di 50 anni. La chiusura avrebbe un impatto totalmente negativo sull'occupazione di più di 300 lavoratori, oggi impiegati nel plant, e su un indotto di decine di aziende locali fornitrici.
A Pregnana la produzione va bene e i volumi sono addirittura in aumento. Sul sito della FPT Industrial il plant viene definito come “uno dei più importanti nel nord Italia non soltanto per la quantità di unità prodotte, ma anche per l'approccio "tailor-made": infatti, ogni motore è adattato ai più variegati bisogni dei clienti”.
Non possiamo accettare la distruzione di una fabbrica storica e siamo contrari a questa strategia.
Chiediamo a CNH Industrial un piano B che consenta di salvaguardare le persone, le professionalità e la comunità locale. Un piano che preveda una sostenibilità ambientale, come quella su cui punta l'azienda, ma anche sociale.
L'azienda deve cambiare idea. Abbiamo proclamato otto ore di sciopero per venerdì. Saremo in presidio con le lavoratrici e i lavoratori davanti alla sede della Regione Lombardia: vogliamo che il presidente Attilio Fontana sia al nostro fianco nella difesa del lavoro di tanti cittadini che vivono in questa regione. E’ venuto il momento che a tante parole seguano fatti concreti. E l'unico fatto concreto, per i lavoratori del plant di Pregnana, è la difesa del sito produttivo”. 

VENERDI’ 11 OTTOBRE, ORE 9.30 – 12.30
LAVORATORI IN PRESIDIO SOTTO LA SEDE DI REGIONE LOMBARDIA

 Milano, 8 ottobre 2019

 

Dopo lo sciopero di eri, la fabbrica che Chn vuole chiudere per trasferire le produzioni a Torino anche oggi si è fermata: le lavoratrici e i lavoratori sono usciti dai cancelli e, dopo una assemblea nel piazzale antistante lo stabilimento, hanno dato vita ad un corteo (cui hanno preso parte anche il sindaco e la giunta di Pregnana) per le vie della città, uniti e determinati a difendere fino in fondo non solo il proprio posto ma l’attività di un sito storico.
“Il messaggio che le lavoratrici e i lavoratori hanno portato in assemblea – dichiarano Marco Giglio, coordinatore Fim Milano Metropoli, Roberta Turi, segretaria generale Fiom Milano, Francesco Caruso, segretario Uilm Milano, Monza e Brianza    - e gridato in corteo è chiaro e netto: qui il lavoro c’è e noi qui vogliamo continuare a lavorare.
Ci opporremo con tutte le nostre forze, anche incalzando chi per ruolo istituzionale ha il potere e il dovere di intervenire, perché il piano di Chn non vada in porto.
Nell’incontro che abbiamo avuto oggi con il primo cittadino e la giunta di Pregnana abbiamo deciso di costruire una rete di sindaci dei comuni limitrofi perché la chiusura dello stabilimento e la perdita di 300 posti di lavoro avrebbe un impatto devastante su questo territorio già provato da dismissioni e licenziamenti.
C’è poi un “piano più alto”, troppe volte assente nelle vertenze per l’occupazione: Regione Lombardia. Chiediamo al Presidente Fontana e all’Assessore alle attività produttive non solo di incontrarci, ma di spendersi politicamente in modo incisivo, anche perché chi sta “rubando il lavoro” a Pregnana non è la povera gente in fuga da guerre e miseria ma un colosso industriale che in questi anni ha intascato soldi della collettività.
Martedì 8 ottobre saremo a Torino, all’incontro con l’amministratore delegato, per dirgli che un obiettivo finanziario non vale quanto la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.
Lavoratrici e lavoratori con in quali decideremo, giorno per giorno, tutte le azioni da intraprendere per scongiurare la chiusura dello stabilimento. A quanto pare Chn ha una gran fretta di concludere a modo suo questa vertenza. E allora ciascuno deve fare la sua parte, compreso il Governo che deve convocarci immediatamente”.

Milano, 2 ottobre 2019

FIM - FIOM - UILM

La Menfi di Cinisello, che produce accessori per cucina (in particolare pentole) e ha 88 dipendenti è di proprietà del gruppo serbo Zepter, con un unico titolare, il Signor Philip Zepter, l’uomo famoso in Formula Uno per le sue sponsorizzazioni milionarie, il magnate proprietario di 42 realtà sparse per il mondo, il ricchissimo “imprenditore” con uno yacht da far impallidire chiunque, e con fortissimi debiti nei confronti dei fornitori e dei suoi dipendenti di Cinisello (contributi, fondo complementare, fondo sanitario, probabile non capienza per il pagamento del trattamento di fine rapporto, saldo dell’ultimo stipendio).
La Menfi è da tempo in difficoltà ed ha accumulato debiti, ma nonostante questo il Signor Zepter si è ben guardato dall'’intervenire per cercare di diversificare il prodotto e trovare nuove commesse.
La Menfi, con i suoi 88 lavoratori, è stata di fatto abbandonata e lasciata senza un gruppo dirigente in grado di prendere decisioni.
In questo interregno senza vertici il periodo di ammortizzatori sociali che avrebbe dovuto essere utilizzato per il rilancio dell’azienda è arrivato alla conclusione senza che una sola scelta per salvare l’azienda sia stata fatta.
A nulla sono valse le proposte avanzate dal sindacato per il rilancio dell’attività (a partire dalla ricerca di un nuovo socio, anche attraverso un concordato preventivo) che hanno incassato in no per interposta persona  dal Signor Zepter, padre padrone che oggi propone come soluzione alla situazione sull'orlo del tracollo il licenziamento di 36 lavoratori.

Nel secondo incontro che si è svolto in Polis Lombardia  per cercare di trovare una alternativa ragionevole ai licenziamenti è apparso chiaro a tutti che gli unici interessati a mantenere in attività la fabbrica sono sindacato e lavoratori, gli emissari dell’impresa, infatti, non hanno fatto altro che ribadire i licenziamenti.
Se non cambieranno idea il finale di questa brutta storia sarà molto probabilmente la chiusura dell’azienda e la perdita di 88 posti di lavoro.
Questa mattina in Melfi si è svolta l’assemblea dei lavoratori che ha proclamato lo stato di agitazione:

GIOVEDI’ 12 SETTEMBRE SCIOPERO DI 4 ORE
VENERDI’ 13 SETTEMBRE SCIOPERO DI 8 ORE
A PARTIRE DALLE 8.30 PRESIDIO DAVANTI ALL'AZIENDA
VIA SIBILLA ALERAMO 135, CINISELLO BALSAMO

 Milano, 12 settembre 2019

E' stata inviata all’azienda il 28 giugno la email con cui la Fiom di Milano sottolinea la temperatura insopportabile dei reparti produttivi, evidenzia i rischi (come da protocollo), indica le misure da intraprendere per evitare ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza degli operai. Una fra queste, per quanto riguarda la Lamina, è quella di mettere in funzione i refrigeratori situati nei reparti, fermi perché non sono stati manutentati.
Ma il gruppo dirigente della Lamina Spa si è guardato bene dall’intervenire. E così oggi, a riprova che la situazione per i lavoratori è davvero rischiosa, un giovane operaio si è sentito male ed è stato portato in ambulanza al pronto soccorso.

“Sapevamo che prima o poi sarebbe successo qualcosa – è il commento di Marco Verga, della Fiom di Milano - non si può faticare a quelle temperature e uscire dai reparti con gli abiti fradici di sudore. E’ insopportabile l’indifferenza del gruppo dirigente della Lamina rispetto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, a maggior ragione dopo la tragedia che si è già verificata in quella fabbrica, a maggior ragione dopo che avevamo segnalato rischi e indicato le azioni da intraprendere per risolvere il problema.
Come Fiom di Milano abbiamo già inviato anche un esposto alla ATS a questo punto ci auguriamo che l’intervento dell’ente preposto a garantire situazioni di normalità all’interno delle aziende, costringa anche Lamina a rispettare le norme”.

Milano, 24 luglio 2019

D’estate, tendenzialmente, fa caldo. Ma se sei un operaio della Bonetti Acciai e lavori il ferro alla temperatura esterna si somma quella prodotta dai macchinari e la situazione diventa davvero insopportabile.

Si, perché nei reparti produttivi  dei due siti di Lainate e Cantalupo nelle giornate da “allarme caldo” il termometro raggiunge gradazioni insostenibili tali da mettere a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori.

A nulla sono valse, fino ad ora, le segnalazioni fatte all’azienda: il gruppo dirigente (che, ovviamente, sta in una palazzina con aria condizionata) a quanto pare, pensa di risolvere il problema distribuendo acqua.

Per “convincere” l’azienda a intervenire e ottenere condizioni di lavoro dignitose, gli operai della Bonetti Acciai hanno deciso di scioperare per due ore a fine turno nelle giornate di giovedì 25 e venerdì 26 luglio.

Milano, 24 luglio 2019

 

Si sono concluse ieri le operazioni di voto per il rinnovo della Rsu alla Thales Alenia Space di Gorgonzola.
Su 205 dipendenti, 175 (l’85% degli aventi diritto) hanno deciso di recarsi alle urne.
Dei 171 voti validi, 96 sono andati alla lista Fiom, 30 alla lista Fim e 45 alla lista Uilm.
L’alta partecipazione al voto è una straordinaria prova di democrazia e la netta affermazione della lista della Fiom rappresenta, contemporaneamente, un positivo giudizio sul lavoro svolto e un significativo attestato di fiducia per il futuro.
La Fiom di Milano ringrazia le lavoratrici e i lavoratori che hanno deciso di recarsi alle urne ed esprime alla neoletta Rsu i più calorosi auguri di buon lavoro.

Milano, 11 luglio 201

La ITW Welding Italy fa parte della multinazionale a giuda statunitense Illinois Tool Work.
Nel sito di San Giuliano Milanese si producono e commercializzano tutta la gamma di prodotti inerenti alla saldatura (dagli impianti alle macchine elettriche per il trattamento termico e il riscaldamento) e i 36 dipendenti garantiscono ai clienti sia l’assistenza che la formazione tecnica sul venduto.
Anche in questi anni di crisi, la ITW Welding Italy ha mantenuto bilanci in attivo e un portafoglio clienti di tutto rispetto.
Nonostante questo l’azienda ha avviato, unilateralmente, una procedura di licenziamento collettivo per 16 lavoratori, decidendo di fatto di chiudere il reparto produttivo e il magazzino.
Si tratta di una scelta incomprensibile e inaccettabile, tanto quanto è inaccettabile l’atteggiamento del gruppo dirigente nostrano che nel primo incontro non si è presentato, lasciando il tavolo della trattativa ai suoi legali.
“Non esiste alcun motivo oggettivo che possa giustificare questi 16 licenziamenti e per quanto ci riguarda la procedura deve essere immediatamente ritirata – dichiara Giovanni Ranzini, segretario della Fiom di Milano – trovo inoltre indecente che i vertici aziendali non abbiano avuto neppure il coraggio di incontrarci e di discutere con il sindacato e con i lavoratori.”.
L’assemblea dei lavoratori ha già proclamato lo stato di agitazione e un pacchetto di ore di sciopero con mobilitazioni che verranno decise giorno per giorno.

Milano, 5 luglio 2019

A Milano e provincia la partecipazione allo sciopero di 8 ore proclamato da Fim Fiom e Uilm è andata oltre le più rosee aspettative.

Questi i dati di adesione di alcune note aziende metalmeccaniche: Kone Industrial 95%, Kone Spa 70%, Eurotranciatura 60%, Lobo di Cornaredo 90%, Novelis, Pieve Emanuele produzione 97%, impiegati 40%, Mose 86%, IMQ 85%, De Lucchi 70%, Schindler 60%, PSE 60%, Nidec Ansaldo 50%, Cimbali produzione 90%, Modis 50%, Otis 50%, Vimercati 40%, Lear 60 %, Alstom Transport 60%, Negri Bossi 50%, Xerox 40%, Electrolux Solaro 70%.

La segretaria generale della Fiom di Milano Roberta Turi ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Questo risultato non era scontato. L’adesione allo sciopero e le discussioni che abbiamo avuto nelle settimane scorse nelle assemblee, dimostrano che le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici vogliono tornare ad essere protagonisti del loro futuro. Questo sciopero e questa manifestazione chiedono proprio questo: un futuro per l’industria che sia fatto di occupazione socialmente e ambientalmente sostenibile. Al primo posto vengono la salute e la sicurezza, la tutela del posto di lavoro, la stabilità lavorativa. Ma chiediamo anche salari più alti e una vera riduzione della precarietà. La manifestazione che si è conclusa oggi in piazza Duomo è in continuità con due manifestazioni che si sono tenute in questa piazza nel marzo scorso: People, prima le persone, contro le discriminazioni e per la tutela dei diritti di tutti, e Fridays for Future, con la quale giovani e giovanissimi hanno chiesto un futuro per il nostro pianeta, contro i cambiamenti climatici. Anche le metalmeccaniche e i metalmeccanici chiedono un futuro diverso per il pianeta e per loro stessi. Dobbiamo fermare lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e del pianeta e lo sfruttamento delle persone che lavorano. Rimettiamo al centro le persone e i loro diritti. Lo ripetiamo, prima le persone.”

 

Domani anche i metalmeccanici milanesi in piazza per chiedere l'aumento del salario, per contrattare l'innovazione,
per una politica industriale che salvaguardi i posti di lavoro.

I segretari generali di Fim, Fiom e Uilm di Milano e provincia Christian Gambarelli, Roberta Turi e Vittorio Sarti hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

 

“I dati con il segno meno della produzione industriale, il progressivo impoverimento del territorio provocato dalle delocalizzazioni e dalla chiusura di aziende, il sistematico utilizzo dei licenziamenti, l’aumento della precarietà, ci parlano di una fase che rischia di peggiorare la già pesante condizione economica e sociale di milioni di uomini e donne.

Le scelte del sistema delle imprese e degli ultimi governi non vanno nella giusta direzione e, in alcuni casi, producono ulteriori danni. E' il caso, ad esempio, della liberalizzazione dei subappalti o dei tagli alle risorse Inail previste per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Anche a Milano e provincia, come nel resto del paese, sono troppe le lavoratrici e i lavoratori che rischiano il licenziamento o pagano pesantemente le scelte arroganti e unilaterali delle imprese. Eclatante è la situazione del settore delle telecomunicazioni che vede i lavoratori di Sirti in contratto di solidarietà per scongiurare 883 licenziamenti, così come nel comparto della produzione di elettrodomestici: anche le operaie e gli operai della Electrolux di Solaro, infatti, sono in contratto di solidarietà e il futuro della Whirlpool è molto incerto.

Non va meglio nell’informatica, con la DXC Technology che vuole ridurre la presenza in Italia e delocalizzare in paesi con il costo del lavoro più basso, così come la Xerox che ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 98 lavoratori o la Fujitsu Italia che intende abbandonare il paese e chiudere tutte le sedi. Nel settore dell’energia la storica Breda Energia ha messo i lavoratori in cassa integrazione ordinaria, così come la Negri Bossi di Cologno Monzese, mentre i 94 lavoratori e lavoratrici della Menfi, che produce pentole e coperchi, potrebbero perdere il lavoro perché l'azienda rischia il fallimento. Alla Igv Group di Vignate, che produce cabine per ascensori, sta per scadere la cassa straordinaria e a rischio ci sono 165 posti di lavoro, mentre alla Bitron, che occupa 77 lavoratori, in forse c’è la permanenza del sito di Cormano.

Nelle aziende che non dichiarano esuberi non sono pochi i casi di disdetta degli accordi di secondo livello, come in Italtel o in IMQ, ed anche in quelle che fanno utili quel che registriamo è una tendenziale indisponibilità a discutere di premi di risultato e redistribuzione di salario: tra queste citiamo la Engineering, la NTT Data, la Almaviva, la Oracle, la De Lucchi, la Accenture, l'Ibm. C'è un problema salariale irrisolto e le aziende non stanno rispettando quanto era previsto con la sottoscrizione dell'ultimo CCNL dei metalmeccanici, che prevedeva che la ricchezza andasse redistribuita in azienda con il meccanismo del premio di risultato. In realtà il grosso dei profitti sono stati redistribuiti soprattutto tra i dirigenti e i livelli più bassi sono rimasti fuori. Chi guadagnava poco guadagna sempre meno e non c'è stata alcuna estensione della contrattazione. I metalmeccanici di Fim Fiom e Uilm, che sono alla vigilia della presentazione della piattaforma per il rinnovo del prossimo contratto collettivo nazionale, sono fortemente preoccupati della situazione economica e delle condizioni in cui versano le lavoratrici e i lavoratori. Tutto questo non è accettabile. Per questi motivi, per chiedere una grande discontinuità al sistema delle imprese e al Governo, che deve intervenire con una vera politica industriale ed un sistema equo di tassazione, è stato proclamato lo sciopero generale del 14 giugno che vedrà i lavoratori delle regioni del nord Italia sfilare in corteo da Porta Venezia fino a Piazza del Duomo. Lo spezzone milanese sarà caratterizzato dalla presenza delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende con i propri striscioni.

E' ora di cambiare, chiediamo rispetto per chi lavora.”

Milano, 13 giugno 2019

Industria 4.0: un argomento di cui molto si parla in astratto ma la cui “traduzione” nel concreto funzionamento delle aziende e nelle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori è ancora poco indagata.

La ricerca che trovate in allegato, curata dalla Fondazione Claudio Sabattini in collaborazione con la Fiom di Milano, e che è stata presentata il 29 maggio all'Università di Milano Bicocca, è stata un lavoro sul campo durato più di un anno e mezzo.

Si è partiti da un percorso partecipativo che ha coinvolto fin dalla fine del 2017 i delegati sindacali della Fiom di Milano, con i quali si sono condivisi gli obiettivi della ricerca, facendoli prima di tutto avvicinare alla nuova idea di produzione industriale automatizzata e interconnessa attraverso seminari e incontri.

L'inchiesta si è poi trasformata in un vero e proprio viaggio all'interno dei luoghi di lavoro, per cogliere, intervistando lavoratori e delegati sindacali, il loro autonomo punto di vista rispetto ai cambiamenti in atto.

Non ci siamo limitati, quindi, a far riempire ai lavoratori dei questionari, ci siamo fatti raccontare dettagliatamente le loro giornate lavorative, la loro organizzazione, il loro stato d'animo in un mondo del lavoro che sta cambiando ad una velocità mai vista prima.

Sono stati coinvolti lavoratrici e lavoratori di aziende molto rilevanti nel panorama dell'industria milanese e non solo: ABB, Alstom Transport, Engie, Fpt Industrial,  Kone, Ibm, NTT Data, Italtel, Fluid-o-Tech, Mapal, StMicroelectronics, Siemens, Thales Alenia Space, Sirti.

  IL VIDEO PROIETTATO NEL CORSO DELLA PRESENTAZIONE

 

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