NOTIZIE

E' stata inviata all’azienda il 28 giugno la email con cui la Fiom di Milano sottolinea la temperatura insopportabile dei reparti produttivi, evidenzia i rischi (come da protocollo), indica le misure da intraprendere per evitare ripercussioni sulla salute e sulla sicurezza degli operai. Una fra queste, per quanto riguarda la Lamina, è quella di mettere in funzione i refrigeratori situati nei reparti, fermi perché non sono stati manutentati.
Ma il gruppo dirigente della Lamina Spa si è guardato bene dall’intervenire. E così oggi, a riprova che la situazione per i lavoratori è davvero rischiosa, un giovane operaio si è sentito male ed è stato portato in ambulanza al pronto soccorso.

“Sapevamo che prima o poi sarebbe successo qualcosa – è il commento di Marco Verga, della Fiom di Milano - non si può faticare a quelle temperature e uscire dai reparti con gli abiti fradici di sudore. E’ insopportabile l’indifferenza del gruppo dirigente della Lamina rispetto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, a maggior ragione dopo la tragedia che si è già verificata in quella fabbrica, a maggior ragione dopo che avevamo segnalato rischi e indicato le azioni da intraprendere per risolvere il problema.
Come Fiom di Milano abbiamo già inviato anche un esposto alla ATS a questo punto ci auguriamo che l’intervento dell’ente preposto a garantire situazioni di normalità all’interno delle aziende, costringa anche Lamina a rispettare le norme”.

Milano, 24 luglio 2019

D’estate, tendenzialmente, fa caldo. Ma se sei un operaio della Bonetti Acciai e lavori il ferro alla temperatura esterna si somma quella prodotta dai macchinari e la situazione diventa davvero insopportabile.

Si, perché nei reparti produttivi  dei due siti di Lainate e Cantalupo nelle giornate da “allarme caldo” il termometro raggiunge gradazioni insostenibili tali da mettere a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori.

A nulla sono valse, fino ad ora, le segnalazioni fatte all’azienda: il gruppo dirigente (che, ovviamente, sta in una palazzina con aria condizionata) a quanto pare, pensa di risolvere il problema distribuendo acqua.

Per “convincere” l’azienda a intervenire e ottenere condizioni di lavoro dignitose, gli operai della Bonetti Acciai hanno deciso di scioperare per due ore a fine turno nelle giornate di giovedì 25 e venerdì 26 luglio.

Milano, 24 luglio 2019

 

La ITW Welding Italy fa parte della multinazionale a giuda statunitense Illinois Tool Work.
Nel sito di San Giuliano Milanese si producono e commercializzano tutta la gamma di prodotti inerenti alla saldatura (dagli impianti alle macchine elettriche per il trattamento termico e il riscaldamento) e i 36 dipendenti garantiscono ai clienti sia l’assistenza che la formazione tecnica sul venduto.
Anche in questi anni di crisi, la ITW Welding Italy ha mantenuto bilanci in attivo e un portafoglio clienti di tutto rispetto.
Nonostante questo l’azienda ha avviato, unilateralmente, una procedura di licenziamento collettivo per 16 lavoratori, decidendo di fatto di chiudere il reparto produttivo e il magazzino.
Si tratta di una scelta incomprensibile e inaccettabile, tanto quanto è inaccettabile l’atteggiamento del gruppo dirigente nostrano che nel primo incontro non si è presentato, lasciando il tavolo della trattativa ai suoi legali.
“Non esiste alcun motivo oggettivo che possa giustificare questi 16 licenziamenti e per quanto ci riguarda la procedura deve essere immediatamente ritirata – dichiara Giovanni Ranzini, segretario della Fiom di Milano – trovo inoltre indecente che i vertici aziendali non abbiano avuto neppure il coraggio di incontrarci e di discutere con il sindacato e con i lavoratori.”.
L’assemblea dei lavoratori ha già proclamato lo stato di agitazione e un pacchetto di ore di sciopero con mobilitazioni che verranno decise giorno per giorno.

Milano, 5 luglio 2019

A Milano e provincia la partecipazione allo sciopero di 8 ore proclamato da Fim Fiom e Uilm è andata oltre le più rosee aspettative.

Questi i dati di adesione di alcune note aziende metalmeccaniche: Kone Industrial 95%, Kone Spa 70%, Eurotranciatura 60%, Lobo di Cornaredo 90%, Novelis, Pieve Emanuele produzione 97%, impiegati 40%, Mose 86%, IMQ 85%, De Lucchi 70%, Schindler 60%, PSE 60%, Nidec Ansaldo 50%, Cimbali produzione 90%, Modis 50%, Otis 50%, Vimercati 40%, Lear 60 %, Alstom Transport 60%, Negri Bossi 50%, Xerox 40%, Electrolux Solaro 70%.

La segretaria generale della Fiom di Milano Roberta Turi ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Questo risultato non era scontato. L’adesione allo sciopero e le discussioni che abbiamo avuto nelle settimane scorse nelle assemblee, dimostrano che le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici vogliono tornare ad essere protagonisti del loro futuro. Questo sciopero e questa manifestazione chiedono proprio questo: un futuro per l’industria che sia fatto di occupazione socialmente e ambientalmente sostenibile. Al primo posto vengono la salute e la sicurezza, la tutela del posto di lavoro, la stabilità lavorativa. Ma chiediamo anche salari più alti e una vera riduzione della precarietà. La manifestazione che si è conclusa oggi in piazza Duomo è in continuità con due manifestazioni che si sono tenute in questa piazza nel marzo scorso: People, prima le persone, contro le discriminazioni e per la tutela dei diritti di tutti, e Fridays for Future, con la quale giovani e giovanissimi hanno chiesto un futuro per il nostro pianeta, contro i cambiamenti climatici. Anche le metalmeccaniche e i metalmeccanici chiedono un futuro diverso per il pianeta e per loro stessi. Dobbiamo fermare lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e del pianeta e lo sfruttamento delle persone che lavorano. Rimettiamo al centro le persone e i loro diritti. Lo ripetiamo, prima le persone.”

 

Domani anche i metalmeccanici milanesi in piazza per chiedere l'aumento del salario, per contrattare l'innovazione,
per una politica industriale che salvaguardi i posti di lavoro.

I segretari generali di Fim, Fiom e Uilm di Milano e provincia Christian Gambarelli, Roberta Turi e Vittorio Sarti hanno rilasciato la seguente dichiarazione:

 

“I dati con il segno meno della produzione industriale, il progressivo impoverimento del territorio provocato dalle delocalizzazioni e dalla chiusura di aziende, il sistematico utilizzo dei licenziamenti, l’aumento della precarietà, ci parlano di una fase che rischia di peggiorare la già pesante condizione economica e sociale di milioni di uomini e donne.

Le scelte del sistema delle imprese e degli ultimi governi non vanno nella giusta direzione e, in alcuni casi, producono ulteriori danni. E' il caso, ad esempio, della liberalizzazione dei subappalti o dei tagli alle risorse Inail previste per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Anche a Milano e provincia, come nel resto del paese, sono troppe le lavoratrici e i lavoratori che rischiano il licenziamento o pagano pesantemente le scelte arroganti e unilaterali delle imprese. Eclatante è la situazione del settore delle telecomunicazioni che vede i lavoratori di Sirti in contratto di solidarietà per scongiurare 883 licenziamenti, così come nel comparto della produzione di elettrodomestici: anche le operaie e gli operai della Electrolux di Solaro, infatti, sono in contratto di solidarietà e il futuro della Whirlpool è molto incerto.

Non va meglio nell’informatica, con la DXC Technology che vuole ridurre la presenza in Italia e delocalizzare in paesi con il costo del lavoro più basso, così come la Xerox che ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 98 lavoratori o la Fujitsu Italia che intende abbandonare il paese e chiudere tutte le sedi. Nel settore dell’energia la storica Breda Energia ha messo i lavoratori in cassa integrazione ordinaria, così come la Negri Bossi di Cologno Monzese, mentre i 94 lavoratori e lavoratrici della Menfi, che produce pentole e coperchi, potrebbero perdere il lavoro perché l'azienda rischia il fallimento. Alla Igv Group di Vignate, che produce cabine per ascensori, sta per scadere la cassa straordinaria e a rischio ci sono 165 posti di lavoro, mentre alla Bitron, che occupa 77 lavoratori, in forse c’è la permanenza del sito di Cormano.

Nelle aziende che non dichiarano esuberi non sono pochi i casi di disdetta degli accordi di secondo livello, come in Italtel o in IMQ, ed anche in quelle che fanno utili quel che registriamo è una tendenziale indisponibilità a discutere di premi di risultato e redistribuzione di salario: tra queste citiamo la Engineering, la NTT Data, la Almaviva, la Oracle, la De Lucchi, la Accenture, l'Ibm. C'è un problema salariale irrisolto e le aziende non stanno rispettando quanto era previsto con la sottoscrizione dell'ultimo CCNL dei metalmeccanici, che prevedeva che la ricchezza andasse redistribuita in azienda con il meccanismo del premio di risultato. In realtà il grosso dei profitti sono stati redistribuiti soprattutto tra i dirigenti e i livelli più bassi sono rimasti fuori. Chi guadagnava poco guadagna sempre meno e non c'è stata alcuna estensione della contrattazione. I metalmeccanici di Fim Fiom e Uilm, che sono alla vigilia della presentazione della piattaforma per il rinnovo del prossimo contratto collettivo nazionale, sono fortemente preoccupati della situazione economica e delle condizioni in cui versano le lavoratrici e i lavoratori. Tutto questo non è accettabile. Per questi motivi, per chiedere una grande discontinuità al sistema delle imprese e al Governo, che deve intervenire con una vera politica industriale ed un sistema equo di tassazione, è stato proclamato lo sciopero generale del 14 giugno che vedrà i lavoratori delle regioni del nord Italia sfilare in corteo da Porta Venezia fino a Piazza del Duomo. Lo spezzone milanese sarà caratterizzato dalla presenza delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende con i propri striscioni.

E' ora di cambiare, chiediamo rispetto per chi lavora.”

Milano, 13 giugno 2019

Industria 4.0: un argomento di cui molto si parla in astratto ma la cui “traduzione” nel concreto funzionamento delle aziende e nelle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori è ancora poco indagata.

La ricerca che trovate in allegato, curata dalla Fondazione Claudio Sabattini in collaborazione con la Fiom di Milano, e che è stata presentata il 29 maggio all'Università di Milano Bicocca, è stata un lavoro sul campo durato più di un anno e mezzo.

Si è partiti da un percorso partecipativo che ha coinvolto fin dalla fine del 2017 i delegati sindacali della Fiom di Milano, con i quali si sono condivisi gli obiettivi della ricerca, facendoli prima di tutto avvicinare alla nuova idea di produzione industriale automatizzata e interconnessa attraverso seminari e incontri.

L'inchiesta si è poi trasformata in un vero e proprio viaggio all'interno dei luoghi di lavoro, per cogliere, intervistando lavoratori e delegati sindacali, il loro autonomo punto di vista rispetto ai cambiamenti in atto.

Non ci siamo limitati, quindi, a far riempire ai lavoratori dei questionari, ci siamo fatti raccontare dettagliatamente le loro giornate lavorative, la loro organizzazione, il loro stato d'animo in un mondo del lavoro che sta cambiando ad una velocità mai vista prima.

Sono stati coinvolti lavoratrici e lavoratori di aziende molto rilevanti nel panorama dell'industria milanese e non solo: ABB, Alstom Transport, Engie, Fpt Industrial,  Kone, Ibm, NTT Data, Italtel, Fluid-o-Tech, Mapal, StMicroelectronics, Siemens, Thales Alenia Space, Sirti.

  IL VIDEO PROIETTATO NEL CORSO DELLA PRESENTAZIONE

 

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E’ di poco fa la notizia che il processo per la strage alla Lamina Spa di Milano che costò la vita a 4 operai si è concluso con il patteggiamento a 22 mesi (pena sospesa) per il titolare dell’azienda.

 

Il 19 marzo scorso, quando il Giudice decise di accogliere la richiesta di costituzione di parte civile della Fiom di Milano, concludemmo il nostro comunicato stampa come segue: “Attendiamo l’esito conclusivo del processo, ma diciamo fin d’ora che un eventuale patteggiamento non è accettabile perché affermerebbe il principio secondo il quale a fronte della morte dei lavoratori sia sufficiente l’indennizzo per ridurre le responsabilità di chi ha determinato conseguenze tanto drammatiche”.

“Prendiamo nota della sentenza odierna – dichiara Roberta Turi, segretaria generale della Fiom di Milano – ma non cambiamo idea. Continuiamo a pensare che chi viola le norme sulla salute e sicurezza causando incidenti o, peggio, la morte dei lavoratori non possa cavarsela solo monetizzando. Così non si incentivano le imprese ad investire nella salute e nella sicurezza dei lavoratori, così morire sul lavoro continuerà ad essere considerato un danno collaterale”.

Milano, 9 maggio 2019

 

Dichiarazione congiunta di Marco Giglio, Pietro Locatelli e Michele Paliani, Coordinatori nazionali SIRTI Fim Fiom Uilm

Nella mattinata odierna, presso il Ministero del Lavoro, al 75° giorno dall’avvio della procedura, si è raggiunta l’ipotesi di accordo per la soluzione positiva della complicatissima vertenza, apertasi il 14 febbraio scorso.

L’intesa sottoscritta, che azzera gli 833 licenziamenti annunciati da SIRTI, sarà illustrata nelle assemblee convocate nei prossimi giorni e sottoposta a referendum tra i dipendenti.

L’accordo, distribuito su un periodo di tre anni, prevede:

  • uscite incentivate con la non opposizione al licenziamento, per accompagnamento alla pensione e out placement;
  • riconversioni interne del personale nelle unità produttive non interessate dagli esuberi;
  • contratto di solidarietà difensivo all’interno della divisione TELCO (e magazzini) con una riduzione media del 23,22% (con punta massima del 35%).

Inoltre, è previsto l’avvio di un tavolo di confronto sul tema della competitività aziendale, con l’obiettivo di far rientrare parte delle attività ora affidate ai sub-appalti.

L’intero impianto prevede momenti di verifica sui diversi aspetti, tanto a livello nazionale quanto nei territori da parte delle RSU.

Pur con un sensibile sacrificio richiesto ai lavoratori della TELCO, maggiormente impattati dalla % di riduzione del CdS, l’intesa raggiunta coglie l’obiettivo dichiarato di azzerare gli esuberi e impegna l’azienda ad un confronto permanente sul tema della produttività e del lavoro in sub-appalto.

È necessario che a questa importante e delicata soluzione si accompagni un deciso intervento da parte del Governo, con la dichiarazione di apertura del Tavolo di Settore delle TLC. 

Fim, Fiom e Uilm nazionali

Roma, 8 maggio 2019

Mercoledì 17 aprile i lavoratori della Sirti della Lombardia sciopereranno quattro ore per chiedere che l'azienda rinunci a licenziare e utilizzi i contratti di solidarietà in modo equo tra tutti i lavoratori.
La Sirti nei giorni scorsi ha fatto un passo indietro rispetto alla volontà di ridurre il personale di 833 lavoratori e ha proposto al tavolo di trattativa con le organizzazioni sindacali che gli esuberi vengano gestiti attraverso uscite volontarie e incentivate, ricollocazioni interne e con l'utilizzo dei contratti di solidarietà. Sirti però vorrebbe ridurre l'orario, e conseguentemente la retribuzione, solamente ad una parte dei lavoratori, quelli della divisione Telco.

 

Roberta Turi segretaria generale della Fiom di Milano, ha dichiarato: “I lavoratori della Sirti sciopereranno 4 ore mercoledì 17 aprile e saranno in presidio di fronte all'azienda in via Stamira d'Ancona, per chiedere una vera solidarietà tra lavoratori. Mentre l'azienda cerca di dividere i lavoratori in esubero dagli altri, i delegati sindacali hanno pensato di invitare tutti i colleghi ad una “colazione solidale” che si svolgerà a partire dalle 10,30. Durante il presidio, infatti, verrà allestita una tavolata e ogni lavoratore porterà una pietanza da condividere con i propri colleghi. Un gesto semplice ma carico di significati, anche simbolici, con il quale il sindacato vuole far capire a tutti quanto sia importante che allo stesso modo venga condiviso il sacrificio da fare per evitare i licenziamenti. Ognuno deve fare la sua parte, dirigenti compresi. Altrimenti non c'è equità, non c'è giustizia. Il 18 aprile ci sarà il primo incontro al Ministero del Lavoro. Ci auguriamo che in quella sede l'azienda faccia un passo avanti e che si arrivi ad un accordo.”

MERCOLEDI’ 17 APRILE
MILANO, VIA STAMIRA D’ANCONA,9
DALLE 8.00 ALLE 12.00 PRESIDIO - ALLE ORE 10.30 “COLAZIONE SOLIDALE”

Milano, 15 aprile 2019

 

Il 12 febbraio scorso, nell'udienza preliminare a carico dell'imprenditore titolare della Lamina, accusato di omicidio colposo plurimo per la morte di quattro lavoratori avvenuta un anno fa, la Fiom di Milano depositò l'atto di costituzione di parte civile. Allora la difesa chiese l’esclusione del sindacato e la Gup si riservò di decidere rinviando l'udienza al 19 marzo.
Oggi il Giudice ha deciso: la Fiom è parte civile.
Per Roberta Turi, segretaria generale della Fiom di Milano:  “Quando si verificano situazioni drammatiche come quella della Lamina, noi ci costituiamo sempre parte civile.  Quella di oggi è una notizia storica, che valutiamo positivamente, non perché riteniamo che il carcere sia la soluzione alle violazioni delle aziende in materia di salute e sicurezza, ma perché in casi come questo pensiamo siano stati lesi i diritti collettivi delle lavoratrici e dei lavoratori e crediamo che questo non possa restare impunito.
Attendiamo l’esito conclusivo del processo, ma diciamo fin d’ora che un eventuale patteggiamento non è accettabile perché affermerebbe il principio secondo il quale a fronte della morte dei lavoratori sia sufficiente l’indennizzo per ridurre le responsabilità di chi ha determinato conseguenze tanto drammatiche” 

 

Milano, 19 marzo 2019

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