Dal primo lockdown di marzo, 2/3 dei dipendenti della Innse di Milano sono in cassaintegrazione senza essere mai più rientrati sul luogo di lavoro.
Il Gruppo Camozzi, proprietario dello stabilimento di Milano, non riesce a trovare lavoro per 20 persone, malgrado sia stato sollecitato dalla stessa Prefettura di Milano a far rientrare quanto prima il personale.
Lo stesso Gruppo Camozzi aveva presentato un piano di intenti sia alle istituzioni che al sindacato che non è mai stato messo in atto: niente formazione, niente rientro al lavoro del personale in cassaintegrazione, niente investimenti sul personale, niente ricambio generazionale, niente piani industriali e strutture commerciali in grado di portare lavoro a Milano. Finora, purtroppo ci sono stati solo annunci poi smentiti dalla realtà.
Esiste ancora un soggetto industriale e produttivo capace di far lavorare 25 persone? Oppure si è trasformato in altro?
A gennaio chiederemo un nuovo incontro alla Prefettura e al Comune di Milano, finalizzato a riportare l’attività produttiva in una delle ultime fabbriche rimaste nel capoluogo lombardo, che auspichiamo tutti vogliano difendere e tutelare.

Milano, 22 dicembre 2020

Search

Vai all'inizio della pagina